L’articolo prende le mosse dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-38/24 (11 settembre 2025), quale occasione per riflettere sul progressivo riconoscimento giuridico del caregiver familiare nell’ordinamento italiano, in attesa di un intervento legislativo nazionale di sistema. La pronuncia, pur collocata nel diritto antidiscriminatorio, consente di valorizzare la cura come presupposto di effettività dei diritti fondamentali della persona fragile, e di rileggerne le ricadute sul rapporto di lavoro attraverso la categoria della discriminazione per associazione e degli accomodamenti ragionevoli. Su tale sfondo, il contributo evidenzia la frammentarietà del quadro interno, ancora prevalentemente assistenziale, e l’esigenza di una tutela multilivello che integri misure lavoristiche, servizi e riconoscimenti formali, anche di natura economica. Particolare attenzione è dedicata al ruolo imprescindibile del diritto privato, quale sede nella quale la cura può essere valorizzata in modo giuridicamente strutturato, mediante strumenti negoziali retributivi o premiali idonei a prevenire l’informalità e a governare i nodi patrimoniali e successori. L’analisi si concentra infine sulla necessità di coordinare il riconoscimento del lavoro di cura con i limiti della successione necessaria, evitando che la valorizzazione del caregiver riemerga solo al momento dell’apertura della successione in forma conflittuale.

Brevi riflessioni sul caregiver familiare (in attesa dell’intervento del legislatore),

bugetti
2026

Abstract

L’articolo prende le mosse dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C-38/24 (11 settembre 2025), quale occasione per riflettere sul progressivo riconoscimento giuridico del caregiver familiare nell’ordinamento italiano, in attesa di un intervento legislativo nazionale di sistema. La pronuncia, pur collocata nel diritto antidiscriminatorio, consente di valorizzare la cura come presupposto di effettività dei diritti fondamentali della persona fragile, e di rileggerne le ricadute sul rapporto di lavoro attraverso la categoria della discriminazione per associazione e degli accomodamenti ragionevoli. Su tale sfondo, il contributo evidenzia la frammentarietà del quadro interno, ancora prevalentemente assistenziale, e l’esigenza di una tutela multilivello che integri misure lavoristiche, servizi e riconoscimenti formali, anche di natura economica. Particolare attenzione è dedicata al ruolo imprescindibile del diritto privato, quale sede nella quale la cura può essere valorizzata in modo giuridicamente strutturato, mediante strumenti negoziali retributivi o premiali idonei a prevenire l’informalità e a governare i nodi patrimoniali e successori. L’analisi si concentra infine sulla necessità di coordinare il riconoscimento del lavoro di cura con i limiti della successione necessaria, evitando che la valorizzazione del caregiver riemerga solo al momento dell’apertura della successione in forma conflittuale.
2026
Bugetti, Maria Novella
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