Introduzione. Vi è un generale consenso sulla necessità di un controllo efficace della contaminazione microbica delle superfici ospedaliere, in quanto queste rappresentano importanti serbatoi di patogeni, anche multiresistenti, che possono causare ICA. Il Controllo della carica microbica, fino ad ora basato sull’uso di tradizionali detergenti-disinfettanti chimici, si è però rivelato inefficace nel prevenire la ricontaminazione e può contribuire alla selezione di ceppi resistenti. Contenuti. Il Gruppo di studio CIAS-AOUFE ha avviato un percorso di ricerca di tecniche innovative di igiene ambientale tramite l’uso, come principio attivo, di microrganismi probiotici del genere Bacillus (subtilis, pumilus, megaterium). Il razionale risiede nell’idea che una microflora non patogena per l’uomo potrebbe impedire la colonizzazione e l’espansione di agenti patogeni presenti nell’ambiente così come nel corpo umano (igiene bidirezionale). Punti e parametri di attenzione: sicurezza (utenti, operatori, comunità) ed ecosostenibilità (riduzione impatto ambientale). Raggiungere obiettivi significativi in termini di: efficacia di igienizzazione, efficacia di riduzione, stabile nel tempo, della carica microbica ambientale dei patogeni responsabili di ICA, riduzione delle ICA. FASI successive di management del processo di innovazione: • test in vitro per valutarne l’efficacia antimicrobica (2010) • impiego sperimentale controllato sul campo, sviluppato in 2 aree assistenziali pilota (mar-ago 2011) • ottimizzazione e definizione del sistema PCHS - Probiotic Cleaning Hygiene System (Copma srl, Ferrara, Italy) • impiego sperimentale controllato sistematico del PCHS in 1 Ospedale pilota (nov 2011-dic 2012), successiva validazione dei risultati e implementazione stabile • impiego controllato sistematico da Giugno 2012 in 39 strutture ospedaliere e sanitarie secondarie italiane secondo gli stessi standard e protocolli operativi validati. I dati finora raccolti hanno dimostrato che il sistema PCHS è in grado di diminuire stabilmente i patogeni delle superfici fino al 90% in più rispetto ai disinfettanti convenzionali. I probiotici si sono dimostrati geneticamente stabili anche dopo anni di continuo contatto con agenti patogeni di superficie. Tuttavia, poiché un rischio teorico di infezione esiste (casi aneddotici di infezione sono riportati in letteratura) e manca una valutazione sistematica di eventi avversi, nei 7 nosocomi estensi che utilizzano il PCHS dal 2011 è stata effettuata una sorveglianza attiva dei casi di infezione associati ai Bacilli presenti nei prodotti, per escludere la possibilità che essi stessi siano fonte di infezioni. Oltre alle analisi convenzionali mediante coltura dei campioni clinici, una quota di campioni è stata anche analizzata con PCR quantitativa Bacillus-specifica. Entrambe le metodiche hanno mostrato la completa assenza di bacilli derivanti da PCHS in qualsiasi campione clinico. Questo suggerisce che i probiotici usati non causano infezioni, anche nei soggetti ospedalizzati. Per quanto riguarda la riduzione delle ICA, dati favorevoli sono derivati dal primo studio di incidenza effettuato nel 2012, che dovrà essere supportato e confermato da uno studio multicentrico attualmente in corso. Conclusioni. Riteniamo che questo modello di analisi integrata, orientata ai diversi aspetti e impatti dell’uso del PCHS, sia un elemento essenziale della ricerca e rientri nella politica di sicurezza e infection control di una Struttura sanitaria.

INNOVAZIONE E RICERCA PER L’IGIENE AMBIENTALE: SISTEMI DI SANIFICAZIONE CON MICRORGANISMI PROBIOTICI

ANTONIOLI, Paola;Formaglio, Andrea;Gamberoni, Diego;BERTONI, Lucia;MAZZACANE, Sante;DI LUCA, Dario;CASELLI, Elisabetta;COCCAGNA, Maddalena;D'ACCOLTI, Maria;LANZONI, Luca;CAMERADA, Maria Teresa;BALBONI, Pier Giorgio
2016

Abstract

Introduzione. Vi è un generale consenso sulla necessità di un controllo efficace della contaminazione microbica delle superfici ospedaliere, in quanto queste rappresentano importanti serbatoi di patogeni, anche multiresistenti, che possono causare ICA. Il Controllo della carica microbica, fino ad ora basato sull’uso di tradizionali detergenti-disinfettanti chimici, si è però rivelato inefficace nel prevenire la ricontaminazione e può contribuire alla selezione di ceppi resistenti. Contenuti. Il Gruppo di studio CIAS-AOUFE ha avviato un percorso di ricerca di tecniche innovative di igiene ambientale tramite l’uso, come principio attivo, di microrganismi probiotici del genere Bacillus (subtilis, pumilus, megaterium). Il razionale risiede nell’idea che una microflora non patogena per l’uomo potrebbe impedire la colonizzazione e l’espansione di agenti patogeni presenti nell’ambiente così come nel corpo umano (igiene bidirezionale). Punti e parametri di attenzione: sicurezza (utenti, operatori, comunità) ed ecosostenibilità (riduzione impatto ambientale). Raggiungere obiettivi significativi in termini di: efficacia di igienizzazione, efficacia di riduzione, stabile nel tempo, della carica microbica ambientale dei patogeni responsabili di ICA, riduzione delle ICA. FASI successive di management del processo di innovazione: • test in vitro per valutarne l’efficacia antimicrobica (2010) • impiego sperimentale controllato sul campo, sviluppato in 2 aree assistenziali pilota (mar-ago 2011) • ottimizzazione e definizione del sistema PCHS - Probiotic Cleaning Hygiene System (Copma srl, Ferrara, Italy) • impiego sperimentale controllato sistematico del PCHS in 1 Ospedale pilota (nov 2011-dic 2012), successiva validazione dei risultati e implementazione stabile • impiego controllato sistematico da Giugno 2012 in 39 strutture ospedaliere e sanitarie secondarie italiane secondo gli stessi standard e protocolli operativi validati. I dati finora raccolti hanno dimostrato che il sistema PCHS è in grado di diminuire stabilmente i patogeni delle superfici fino al 90% in più rispetto ai disinfettanti convenzionali. I probiotici si sono dimostrati geneticamente stabili anche dopo anni di continuo contatto con agenti patogeni di superficie. Tuttavia, poiché un rischio teorico di infezione esiste (casi aneddotici di infezione sono riportati in letteratura) e manca una valutazione sistematica di eventi avversi, nei 7 nosocomi estensi che utilizzano il PCHS dal 2011 è stata effettuata una sorveglianza attiva dei casi di infezione associati ai Bacilli presenti nei prodotti, per escludere la possibilità che essi stessi siano fonte di infezioni. Oltre alle analisi convenzionali mediante coltura dei campioni clinici, una quota di campioni è stata anche analizzata con PCR quantitativa Bacillus-specifica. Entrambe le metodiche hanno mostrato la completa assenza di bacilli derivanti da PCHS in qualsiasi campione clinico. Questo suggerisce che i probiotici usati non causano infezioni, anche nei soggetti ospedalizzati. Per quanto riguarda la riduzione delle ICA, dati favorevoli sono derivati dal primo studio di incidenza effettuato nel 2012, che dovrà essere supportato e confermato da uno studio multicentrico attualmente in corso. Conclusioni. Riteniamo che questo modello di analisi integrata, orientata ai diversi aspetti e impatti dell’uso del PCHS, sia un elemento essenziale della ricerca e rientri nella politica di sicurezza e infection control di una Struttura sanitaria.
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