Approfondendo ricerche e studi precedenti, il saggio focalizza l’attenzione sui centri abitati della regione che sono stati oggetto di intervento già nei primi due decenni di occupazione italiana, cercando di delinearne gli sviluppi in età coloniale e di tratteggiarne ruolo e stato attuali. Posti in secondo piano fin dagli anni 1930 dalla per altri versi incalzante propaganda fascista, tali insediamenti sono da allora rimasti in un cono d’ombra e molto scarsa e parziale è la documentazione che ne tratta. Non di meno, essi presentano tratti inconfondibili di “italianità” tanto nell’impianto urbano quanto in un vasto patrimonio architettonico che, per quanto di livello qualitativo quasi mai superiore a quello delle pratiche edilizie all’epoca correnti, ha un indubbio valore testimoniale tanto per la cultura architettonica italiana quanto per l’auspicabile processo di riappropriazione da parte della cultura e della popolazione locali. Come la gran parte degli interventi realizzati in epoca coloniale in Libia, si tratta di un patrimonio che nella generalità dei casi versa in condizioni di conservazione quanto mai precarie quand’anche non sia in stato di rovina. A differenza di esempi più noti e studiati, in questo caso a rischio è tuttavia anche la stessa memoria storica.

I centri abitati del primo periodo coloniale italiano nel nord della Cirenaica (1911-1920)

ZAGNONI, Stefano
2015

Abstract

Approfondendo ricerche e studi precedenti, il saggio focalizza l’attenzione sui centri abitati della regione che sono stati oggetto di intervento già nei primi due decenni di occupazione italiana, cercando di delinearne gli sviluppi in età coloniale e di tratteggiarne ruolo e stato attuali. Posti in secondo piano fin dagli anni 1930 dalla per altri versi incalzante propaganda fascista, tali insediamenti sono da allora rimasti in un cono d’ombra e molto scarsa e parziale è la documentazione che ne tratta. Non di meno, essi presentano tratti inconfondibili di “italianità” tanto nell’impianto urbano quanto in un vasto patrimonio architettonico che, per quanto di livello qualitativo quasi mai superiore a quello delle pratiche edilizie all’epoca correnti, ha un indubbio valore testimoniale tanto per la cultura architettonica italiana quanto per l’auspicabile processo di riappropriazione da parte della cultura e della popolazione locali. Come la gran parte degli interventi realizzati in epoca coloniale in Libia, si tratta di un patrimonio che nella generalità dei casi versa in condizioni di conservazione quanto mai precarie quand’anche non sia in stato di rovina. A differenza di esempi più noti e studiati, in questo caso a rischio è tuttavia anche la stessa memoria storica.
978-88-89999-85-1
Architettura coloniale italiana, Libia, riappropriazione post-coloniale
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