Il saggio propone una riflessione sul concetto di accessibilità sociale del corpo delle donne, collocandone la geneaologia nell’intreccio fra costruzione sociale dei luoghi e degli spazi della modernità (il pubblico e il privato) e costruzione sociale dei corpi di genere. La progressiva sedimentazione di pratiche spaziali (di esclusione o preclusione, ovvero la definizione di territori di competenza di genere nella città moderna) e di pratiche discorsive sulla debolezza (in particolare il discorso della medicina ottocentesca sul corpo delle donne come corpo a rischio), ha finito per porre le basi di una retorica moderna del pericolo, della invasività del corpo delle donne e del suo essere uno spazio ‘pubblico’ e attraversabile. Rafforzando la definizione della donna come corpo a rischio e vulnerabile, tale retorica – oggi amplificata e riprodotta dai media - finisce indirettamente per ‘legittimare’ e naturalizzare la violenza del genere maschile su quello femminile. Viene analizzata la definizione dei corpi di genere come territori relazionali (termine mediato dalle ricerche di psicoterapia corporea), corpi per i quali esiste un accesso culturale, i cui confini, socialmente negoziati e regolati, riflettono gerarchie e asimmetrie di potere. In questo contesto, la violenza alle donne può essere vista come una forma di autorizzazione sociale del genere maschile ad accedere senza negoziazione nel territorio della corporalità femminile. Vengono infine presentate immagini di opere di alcune artiste contemporanee che hanno ricostruito questi percorsi, proponendo una provocatoria de-naturalizzazione del corpo femminile.

Corpi di genere, corpi relazionali. Retoriche del pericolo, Violenza di genere e arte contemporanea.

TRASFORINI, Maria Antonietta
2008

Abstract

Il saggio propone una riflessione sul concetto di accessibilità sociale del corpo delle donne, collocandone la geneaologia nell’intreccio fra costruzione sociale dei luoghi e degli spazi della modernità (il pubblico e il privato) e costruzione sociale dei corpi di genere. La progressiva sedimentazione di pratiche spaziali (di esclusione o preclusione, ovvero la definizione di territori di competenza di genere nella città moderna) e di pratiche discorsive sulla debolezza (in particolare il discorso della medicina ottocentesca sul corpo delle donne come corpo a rischio), ha finito per porre le basi di una retorica moderna del pericolo, della invasività del corpo delle donne e del suo essere uno spazio ‘pubblico’ e attraversabile. Rafforzando la definizione della donna come corpo a rischio e vulnerabile, tale retorica – oggi amplificata e riprodotta dai media - finisce indirettamente per ‘legittimare’ e naturalizzare la violenza del genere maschile su quello femminile. Viene analizzata la definizione dei corpi di genere come territori relazionali (termine mediato dalle ricerche di psicoterapia corporea), corpi per i quali esiste un accesso culturale, i cui confini, socialmente negoziati e regolati, riflettono gerarchie e asimmetrie di potere. In questo contesto, la violenza alle donne può essere vista come una forma di autorizzazione sociale del genere maschile ad accedere senza negoziazione nel territorio della corporalità femminile. Vengono infine presentate immagini di opere di alcune artiste contemporanee che hanno ricostruito questi percorsi, proponendo una provocatoria de-naturalizzazione del corpo femminile.
9788856804836
Genere; Violenza; Spazio; Arte Contemporanea
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