Le città crescono. Oggi, che la globalizzazione permette di essere on-line con lo sviluppo sterminato delle città asiatiche e con la stereotipata identità della città delle grande ricchezze petrolifere, sembra inutile tornare a guardare altro, quando, da sempre, le città grandi hanno richiamato l’attenzione dei modellatori di Piani e degli inventori tipologici di forme descrittive, come di “ridondanti” infrastrutture, di luoghi in cui l’idolatrata “qualità del progetto” poteva positivamente contaminare la progressione del degrado e del tessuto senza identità. Ma, come scriveva Mario G. Cusmano nel suo ormai famoso Elogio della città dimensionata, “soprattutto in Italia, ma, in generale, per tutta la vecchia Europa, l’armatura urbana più diffusa e portante è costituita, proprio, dalle altre città”, quelle che possono veramente rappresentare il modello consolidato di una traccia ancora riconoscibile, non deformata e de-spazializzata (Deridda), dei caratteri riconducibili agli “antichi significati” (Cusmano): dimensione, ruolo, forma, immagine, identità e qualità. Sono “parole antiche” che sembrano trovare “attrazione nulla” nella vita liquida moderna in cui vincono: “la permanenza della transitorietà; la durevolezza dell’effimero; la determinazione oggettiva che non trova riflesso nella consequenzialità soggettiva delle azioni; il ruolo sociale definito in maniera sempre inadeguata, o più esattamente l’inserirsi nel flusso della vita sociale senza l’ancora di salvezza di un ruolo sociale” (Bauman). Aspirazioni e comportamenti per i luoghi di vita che, con un’immagine potente, Bauman delinea iperghetti per minisocietà dove le città sembrano “diventate le discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale” (Bauman).

Città e tessuti minori, valorizzazione, tutela, conservazione, casi studio e metodologie, CD-ROM allegato al numero di Gennaio 2009 di "L'Ufficio Tecnico"

ROSSATO, Luca;MAIETTI, Federica
2009

Abstract

Le città crescono. Oggi, che la globalizzazione permette di essere on-line con lo sviluppo sterminato delle città asiatiche e con la stereotipata identità della città delle grande ricchezze petrolifere, sembra inutile tornare a guardare altro, quando, da sempre, le città grandi hanno richiamato l’attenzione dei modellatori di Piani e degli inventori tipologici di forme descrittive, come di “ridondanti” infrastrutture, di luoghi in cui l’idolatrata “qualità del progetto” poteva positivamente contaminare la progressione del degrado e del tessuto senza identità. Ma, come scriveva Mario G. Cusmano nel suo ormai famoso Elogio della città dimensionata, “soprattutto in Italia, ma, in generale, per tutta la vecchia Europa, l’armatura urbana più diffusa e portante è costituita, proprio, dalle altre città”, quelle che possono veramente rappresentare il modello consolidato di una traccia ancora riconoscibile, non deformata e de-spazializzata (Deridda), dei caratteri riconducibili agli “antichi significati” (Cusmano): dimensione, ruolo, forma, immagine, identità e qualità. Sono “parole antiche” che sembrano trovare “attrazione nulla” nella vita liquida moderna in cui vincono: “la permanenza della transitorietà; la durevolezza dell’effimero; la determinazione oggettiva che non trova riflesso nella consequenzialità soggettiva delle azioni; il ruolo sociale definito in maniera sempre inadeguata, o più esattamente l’inserirsi nel flusso della vita sociale senza l’ancora di salvezza di un ruolo sociale” (Bauman). Aspirazioni e comportamenti per i luoghi di vita che, con un’immagine potente, Bauman delinea iperghetti per minisocietà dove le città sembrano “diventate le discariche di problemi concepiti e partoriti a livello globale” (Bauman).
Centri storici minori; valorizzazione; tutala; recupero urbano
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