Una parte significativa delle risorse finanziarie assorbite nell’ambito della gestione d’impresa sono destinate a coprire i fabbisogni connessi al cosiddetto capitale circolante. Questo, con una prima approssimazione facente riferimento alla liquidità delle poste di stato patrimoniale, si può intendere come la differenza tra attività e passività a breve termine. Dal punto di vista dell’analisi economico-finanziaria è però meglio riferire il concetto agli investimenti (solitamente) di breve periodo che derivano dalla gestione operativa corrente dell’impresa; così si è soliti intendere il capitale circolante (detto in tal caso capitale circolante netto operativo - CCNO) come composto dalle rimanenze (materie prime, semilavorati e prodotti) e dai crediti commerciali, al netto dei debiti di funzionamento (tra i quali assumono particolare rilievo i debiti verso fornitori). Per maggior chiarezza l’investimento in CCNO è determinato da: • i costi per la costituzione del magazzino (ad es. l’acquisto delle materie prime o i costi produttivi), dato che sono sostenuti in anticipo rispetto alla realizzazione del corrispondente e conseguente ricavo; • le dilazioni di pagamento concesse ai clienti, che, in forza del continuo rinnovarsi dei cicli produttivi, determinano “un’accumulazione” dei saldi negativi dovuti alla costituzione del magazzino; • le dilazioni ottenute dai fornitori, che permettono invece di abbattere l’ammontare complessivo dell’investimento sostenuto per il magazzino (la dilazione di pagamento fa sì che una parte di esso venga finanziata dagli stessi fornitori). Così, ceteris paribus, l’investimento in CCNO è tanto più rilevante quanto più ampio il magazzino (o quanto meno veloce la sua rotazione), quanto più lunghe le dilazioni di pagamento concesse ai clienti e, specularmente, quanto più brevi quelle ottenute dai fornitori. Una gestione più efficiente del magazzino, un’attenzione alla minimizzazione dei termini di pagamento concessi ai clienti e un buon potere contrattuale nei confronti dei fornitori sono, quindi, fattori che permettono di ridurre il CCNO. Questo, è ora chiaro, si sostanzia in un saldo finanziario negativo che necessita di apposita copertura. Le caratteristiche di tale investimento, in particolare la durata di breve periodo che determina una rotazione ad elevata frequenza delle risorse finanziarie assorbite, fanno sì che esso possa essere opportunamente coperto, ove necessario, con il ricorso a debiti a breve termine. Per tale via il capitale circolante introduce nella gestione aziendale i costi finanziari legati allo specifico indebitamento e, perciò, variabili esogene che hanno un impatto sulla redditività dell’azienda e che possono retro-agire sulle stesse scelte di gestione delle poste di CCNO. In questo capitolo discuteremo, con riferimento ad un caso aziendale, in prima battuta la gestione del finanziamento del capitale circolante e, in particolare, la selezione delle forme tecniche di finanziamento più idonee; poi estenderemo la nostra analisi alle peculiarità economico-gestionali della manifestazione nell’ambito del CCNO di rischi finanziari, con specifico riferimento al rischio di tasso di cambio.

La gestione finanziaria del circolante nella PMI

MATTEI, Jacopo;
2008

Abstract

Una parte significativa delle risorse finanziarie assorbite nell’ambito della gestione d’impresa sono destinate a coprire i fabbisogni connessi al cosiddetto capitale circolante. Questo, con una prima approssimazione facente riferimento alla liquidità delle poste di stato patrimoniale, si può intendere come la differenza tra attività e passività a breve termine. Dal punto di vista dell’analisi economico-finanziaria è però meglio riferire il concetto agli investimenti (solitamente) di breve periodo che derivano dalla gestione operativa corrente dell’impresa; così si è soliti intendere il capitale circolante (detto in tal caso capitale circolante netto operativo - CCNO) come composto dalle rimanenze (materie prime, semilavorati e prodotti) e dai crediti commerciali, al netto dei debiti di funzionamento (tra i quali assumono particolare rilievo i debiti verso fornitori). Per maggior chiarezza l’investimento in CCNO è determinato da: • i costi per la costituzione del magazzino (ad es. l’acquisto delle materie prime o i costi produttivi), dato che sono sostenuti in anticipo rispetto alla realizzazione del corrispondente e conseguente ricavo; • le dilazioni di pagamento concesse ai clienti, che, in forza del continuo rinnovarsi dei cicli produttivi, determinano “un’accumulazione” dei saldi negativi dovuti alla costituzione del magazzino; • le dilazioni ottenute dai fornitori, che permettono invece di abbattere l’ammontare complessivo dell’investimento sostenuto per il magazzino (la dilazione di pagamento fa sì che una parte di esso venga finanziata dagli stessi fornitori). Così, ceteris paribus, l’investimento in CCNO è tanto più rilevante quanto più ampio il magazzino (o quanto meno veloce la sua rotazione), quanto più lunghe le dilazioni di pagamento concesse ai clienti e, specularmente, quanto più brevi quelle ottenute dai fornitori. Una gestione più efficiente del magazzino, un’attenzione alla minimizzazione dei termini di pagamento concessi ai clienti e un buon potere contrattuale nei confronti dei fornitori sono, quindi, fattori che permettono di ridurre il CCNO. Questo, è ora chiaro, si sostanzia in un saldo finanziario negativo che necessita di apposita copertura. Le caratteristiche di tale investimento, in particolare la durata di breve periodo che determina una rotazione ad elevata frequenza delle risorse finanziarie assorbite, fanno sì che esso possa essere opportunamente coperto, ove necessario, con il ricorso a debiti a breve termine. Per tale via il capitale circolante introduce nella gestione aziendale i costi finanziari legati allo specifico indebitamento e, perciò, variabili esogene che hanno un impatto sulla redditività dell’azienda e che possono retro-agire sulle stesse scelte di gestione delle poste di CCNO. In questo capitolo discuteremo, con riferimento ad un caso aziendale, in prima battuta la gestione del finanziamento del capitale circolante e, in particolare, la selezione delle forme tecniche di finanziamento più idonee; poi estenderemo la nostra analisi alle peculiarità economico-gestionali della manifestazione nell’ambito del CCNO di rischi finanziari, con specifico riferimento al rischio di tasso di cambio.
9788883639067
Capitale Circolante; finanziamento; rischio di cambio; PMI
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/533345
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