Il presente lavoro si pone lo scopo di analizzare gli effetti di natura economico aziendale prodotti dalla cd. “legge Giolitti” (l. 103/1903), emanata con lo scopo di fornire un quadro normativo chiaro e unitario in materia di gestione dei servizi pubblici locali, stabilendo le possibilità e modalità di gestione degli stessi da parte dei Comuni. La legge voleva avere un forte impatto su di un contesto, che vedeva la maggioranza dei servizi locali erogati da privati, i quali, dopo aver ottenuto la concessione del servizio, spesso cercavano di conseguire un vantaggio economico, anche a discapito della comunità, dalla loro posizione di monopolisti. Secondo le previsioni del legislatore, la legge avrebbe dovuto dunque apportare benefici sia alla comunità, mediante un’erogazione di servizi a prezzi o tariffe più bassi di quelli praticati dai privati, sia alle finanze dei Comuni, in quanto, comunque, la possibilità di ottenere dei profitti avrebbe permesso a tali enti una gestione delle attività ordinarie più efficace. Con riferimento agli effetti prodotti dalla legge Giolitti nell’ambito della gestione dei servizi pubblici locali, la dottrina economico aziendale ha già fornito numerosi contributi, mettendo in luce da una parte come essa abbia rappresentato comunque una riforma importante e necessaria per il sistema legislativo italiano, dall’altra però come nel corso dei decenni seguenti non vi sia stata la capacità di integrarla in coerenza ai mutamenti del contesto economico e sociale, il che ha poi portato alle consistenti inefficienze del comparto dei servizi pubblici locali emerse negli ultimi decenni del XX secolo. Questa ricerca, servendosi dell’utilizzo di un caso empirico, rintracciato nel Comune di Ferrara, si pone due fondamentali obiettivi conoscitivi: il primo di essi è rivolto, in maniera particolare, ad un’analisi degli effetti più immediati prodotti dalla legge Giolitti nel caso citato. Per raggiungere tale obiettivo si è ritenuto opportuno analizzare i bilanci del Comune nel periodo strettamente antecedente e successivo all’approvazione della legge, per valutare gli effetti prodotti dalla legge sul suo sistema aziendale. In particolare, sono sottoposte ad approfondimento le scelte operate dagli amministratori locali, in conseguenza delle nuove opportunità favorite dalla normativa: tali scelte vengono valutate anche alla luce del contesto socio-economico del territorio di Ferrara all’inizio del secolo scorso. Ai fini di poter esprimere un giudizio completo su tali scelte, si pone la necessità anche di disporre di un’informativa di bilancio in grado di fornire un quadro veritiero, trasparente ed esauriente degli elementi di interesse economico aziendale in merito alla gestione dei servizi. Da quanto detto emerge dunque il secondo obiettivo conoscitivo di questo lavoro, consistente nel delineare elementi di giudizio sulla qualità, intesa nell’ottica appena menzionata, dell’informativa dei bilanci dei Comuni all’inizio del secolo scorso, mediante l’analisi specifica del caso studiato. In particolare, si intende sottoporre ad osservazione il grado di completezza e chiarezza dell’informativa di bilancio, delineandone innanzitutto gli elementi di base, i fini conoscitivi e la strutturazione generale, per poi esprimere una valutazione sulla capacità di tale informativa di fornire indicazioni ai terzi sullo stato dei servizi del Comune.

L’impatto della “Legge Giolitti” sulla municipalizzazione (l.103/1993) sui bilanci comunali: il caso del Comune di Ferrara

BADIA, Francesco
2006

Abstract

Il presente lavoro si pone lo scopo di analizzare gli effetti di natura economico aziendale prodotti dalla cd. “legge Giolitti” (l. 103/1903), emanata con lo scopo di fornire un quadro normativo chiaro e unitario in materia di gestione dei servizi pubblici locali, stabilendo le possibilità e modalità di gestione degli stessi da parte dei Comuni. La legge voleva avere un forte impatto su di un contesto, che vedeva la maggioranza dei servizi locali erogati da privati, i quali, dopo aver ottenuto la concessione del servizio, spesso cercavano di conseguire un vantaggio economico, anche a discapito della comunità, dalla loro posizione di monopolisti. Secondo le previsioni del legislatore, la legge avrebbe dovuto dunque apportare benefici sia alla comunità, mediante un’erogazione di servizi a prezzi o tariffe più bassi di quelli praticati dai privati, sia alle finanze dei Comuni, in quanto, comunque, la possibilità di ottenere dei profitti avrebbe permesso a tali enti una gestione delle attività ordinarie più efficace. Con riferimento agli effetti prodotti dalla legge Giolitti nell’ambito della gestione dei servizi pubblici locali, la dottrina economico aziendale ha già fornito numerosi contributi, mettendo in luce da una parte come essa abbia rappresentato comunque una riforma importante e necessaria per il sistema legislativo italiano, dall’altra però come nel corso dei decenni seguenti non vi sia stata la capacità di integrarla in coerenza ai mutamenti del contesto economico e sociale, il che ha poi portato alle consistenti inefficienze del comparto dei servizi pubblici locali emerse negli ultimi decenni del XX secolo. Questa ricerca, servendosi dell’utilizzo di un caso empirico, rintracciato nel Comune di Ferrara, si pone due fondamentali obiettivi conoscitivi: il primo di essi è rivolto, in maniera particolare, ad un’analisi degli effetti più immediati prodotti dalla legge Giolitti nel caso citato. Per raggiungere tale obiettivo si è ritenuto opportuno analizzare i bilanci del Comune nel periodo strettamente antecedente e successivo all’approvazione della legge, per valutare gli effetti prodotti dalla legge sul suo sistema aziendale. In particolare, sono sottoposte ad approfondimento le scelte operate dagli amministratori locali, in conseguenza delle nuove opportunità favorite dalla normativa: tali scelte vengono valutate anche alla luce del contesto socio-economico del territorio di Ferrara all’inizio del secolo scorso. Ai fini di poter esprimere un giudizio completo su tali scelte, si pone la necessità anche di disporre di un’informativa di bilancio in grado di fornire un quadro veritiero, trasparente ed esauriente degli elementi di interesse economico aziendale in merito alla gestione dei servizi. Da quanto detto emerge dunque il secondo obiettivo conoscitivo di questo lavoro, consistente nel delineare elementi di giudizio sulla qualità, intesa nell’ottica appena menzionata, dell’informativa dei bilanci dei Comuni all’inizio del secolo scorso, mediante l’analisi specifica del caso studiato. In particolare, si intende sottoporre ad osservazione il grado di completezza e chiarezza dell’informativa di bilancio, delineandone innanzitutto gli elementi di base, i fini conoscitivi e la strutturazione generale, per poi esprimere una valutazione sulla capacità di tale informativa di fornire indicazioni ai terzi sullo stato dei servizi del Comune.
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