Verso la fine del secolo XVIII, la sistemazione idraulica in molte aree della Pianura Padana era del tutto inadeguata. Interventi urgenti si richiedevano in particolare per le paludi delle Valli Veronesi, originate dall’Adige, e per quelle attorno alla città di Bondeno, strette tra gli alti argini del Po e del Panaro, nella Laguna di Venezia e nel Delta del Po, con la costruzione do un porto fluviale; l’intero sistema fluviale del Veneto e la progettata diversione del Reno in Po richiedevano una completa revisione. Interventi parziali erano stati portati avanti nei secoli precedenti, spesso costretti in un’ottica regionalistica dagli antichi stati in cui era divisa l’Italia. Con l’avvento della Repubblica Cisalpina (1797), della Repubblica Italiana (1802) e poi del Regno d’Italia (1805), l’opportunità di delineare un programma globale fu alla fine alla portata degli scienziati e degli amministratori. Il coincidere spesso nell’epoca napoleonica di queste due figure, fu pure un elemento assai importante per l’impresa di un così immane lavoro. Talvolta con l’intervento diretto dello stesso Napoleone, l’organizzazione delle vie d’acqua nella Valle del Po fu oggetto di profondi studi teorici e di accurata pianificazione da parte dei migliori ingegneri italiani e francesi. Progetti importanti furono elaborati da tre commissioni idrauliche con sede a Milano (1799-1802), poi a Modena (1803-1806) e a Padova (1806-1807). La necessità di contemperare interessi generali e locali era ulteriormente complicata dalla coesistenza di necessità diverse, spesso in conflitto tra loro, di navigazione, bonifica, irrigazione, difesa dalle inondazioni. Come dimostra la vasta documentazione tuttora esistente negli archivi, ed estensivamente esaminata in questo saggio, in taluni casi si arrivò ad un progetto compiuto in ogni dettaglio e addirittura al decreto esecutivo, in altri alla realizzazione o comunque all’inizio dei lavori; altre volte furono sviluppati in dettaglio progetti antagonisti senza arrivare ad una decisione politica; in altri casi infine il lavoro delle commissioni si limitò ad una progettazione di massima, completata successivamente. La brevità del periodo napoleonico non permise di vedere il progresso di questi progetti, essi furono tuttavia il punto di partenza della ricostruzione del territorio, dopo il Risorgimento e l’Unità nazionale, quando, con le popolazioni, anche i fiumi italiani poterono tornare a far parte di un unico Stato.

Commissioni idrauliche e riassetto del territorio nell'Italia napoleonica

BORGATO, Maria Teresa
2003

Abstract

Verso la fine del secolo XVIII, la sistemazione idraulica in molte aree della Pianura Padana era del tutto inadeguata. Interventi urgenti si richiedevano in particolare per le paludi delle Valli Veronesi, originate dall’Adige, e per quelle attorno alla città di Bondeno, strette tra gli alti argini del Po e del Panaro, nella Laguna di Venezia e nel Delta del Po, con la costruzione do un porto fluviale; l’intero sistema fluviale del Veneto e la progettata diversione del Reno in Po richiedevano una completa revisione. Interventi parziali erano stati portati avanti nei secoli precedenti, spesso costretti in un’ottica regionalistica dagli antichi stati in cui era divisa l’Italia. Con l’avvento della Repubblica Cisalpina (1797), della Repubblica Italiana (1802) e poi del Regno d’Italia (1805), l’opportunità di delineare un programma globale fu alla fine alla portata degli scienziati e degli amministratori. Il coincidere spesso nell’epoca napoleonica di queste due figure, fu pure un elemento assai importante per l’impresa di un così immane lavoro. Talvolta con l’intervento diretto dello stesso Napoleone, l’organizzazione delle vie d’acqua nella Valle del Po fu oggetto di profondi studi teorici e di accurata pianificazione da parte dei migliori ingegneri italiani e francesi. Progetti importanti furono elaborati da tre commissioni idrauliche con sede a Milano (1799-1802), poi a Modena (1803-1806) e a Padova (1806-1807). La necessità di contemperare interessi generali e locali era ulteriormente complicata dalla coesistenza di necessità diverse, spesso in conflitto tra loro, di navigazione, bonifica, irrigazione, difesa dalle inondazioni. Come dimostra la vasta documentazione tuttora esistente negli archivi, ed estensivamente esaminata in questo saggio, in taluni casi si arrivò ad un progetto compiuto in ogni dettaglio e addirittura al decreto esecutivo, in altri alla realizzazione o comunque all’inizio dei lavori; altre volte furono sviluppati in dettaglio progetti antagonisti senza arrivare ad una decisione politica; in altri casi infine il lavoro delle commissioni si limitò ad una progettazione di massima, completata successivamente. La brevità del periodo napoleonico non permise di vedere il progresso di questi progetti, essi furono tuttavia il punto di partenza della ricostruzione del territorio, dopo il Risorgimento e l’Unità nazionale, quando, con le popolazioni, anche i fiumi italiani poterono tornare a far parte di un unico Stato.
Borgato, Maria Teresa
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