La montagna bellunese del Veneto orientale è da sempre trattata, nella memoria collettiva e negli scritti letterari, come un unico territo- rio. La Conca dell’Alpago – che comprende i comuni di Alpago, Chies d’Alpago e Tambre – sia per la sua conformazione orografica e paesag- gistica nonché per alcune caratteristiche unitarie della sua morfologia urbana, dell’architettura rurale e delle tradizioni culturali, rappresenta oggi una “terra di mezzo” tra la maggiore densità abitativa della pianu- ra veneta e l’inabitato delle Alpi orientali sopra i 1000 metri. Elemen- ti paesaggistici – fortemente antropizzati – e poli attrattori di quest’a- rea montana sono il lago di Santa Croce e la foresta del Cansiglio: storicamente, infatti, la contiguità territoriale dal lago alla foresta, uni- tamente al tessuto socioeconomico sviluppatosi con la costruzione del- la statale 51 Alemagna e delle stazioni ferroviarie di Alpago e di San- ta Croce del Lago, ne hanno sempre fatto un territorio con una forte identità. La ricerca ha preso avvio dall’individuazione e dall’analisi delle di- verse cause che hanno condotto a un lento, ma continuo, spopolamen- to di queste terre in favore di una “migrazione” – soprattutto dei gio- vani – verso le aree più produttive e industriali della pianura. Nel corso della storia, infatti, l’uomo è progressivamente sceso di quota – se si raffrontano i ritrovamenti archeologici situati a quote alte – poi- ché in età moderna e contemporanea infrastrutture e industria hanno incrementato gli investimenti produttivi e i servizi nelle aree a quote più basse.
Memorie collettive. Riflessioni sull'architettura tradizionale della montagna dell'Alpago
Elisa Pegorin
2025
Abstract
La montagna bellunese del Veneto orientale è da sempre trattata, nella memoria collettiva e negli scritti letterari, come un unico territo- rio. La Conca dell’Alpago – che comprende i comuni di Alpago, Chies d’Alpago e Tambre – sia per la sua conformazione orografica e paesag- gistica nonché per alcune caratteristiche unitarie della sua morfologia urbana, dell’architettura rurale e delle tradizioni culturali, rappresenta oggi una “terra di mezzo” tra la maggiore densità abitativa della pianu- ra veneta e l’inabitato delle Alpi orientali sopra i 1000 metri. Elemen- ti paesaggistici – fortemente antropizzati – e poli attrattori di quest’a- rea montana sono il lago di Santa Croce e la foresta del Cansiglio: storicamente, infatti, la contiguità territoriale dal lago alla foresta, uni- tamente al tessuto socioeconomico sviluppatosi con la costruzione del- la statale 51 Alemagna e delle stazioni ferroviarie di Alpago e di San- ta Croce del Lago, ne hanno sempre fatto un territorio con una forte identità. La ricerca ha preso avvio dall’individuazione e dall’analisi delle di- verse cause che hanno condotto a un lento, ma continuo, spopolamen- to di queste terre in favore di una “migrazione” – soprattutto dei gio- vani – verso le aree più produttive e industriali della pianura. Nel corso della storia, infatti, l’uomo è progressivamente sceso di quota – se si raffrontano i ritrovamenti archeologici situati a quote alte – poi- ché in età moderna e contemporanea infrastrutture e industria hanno incrementato gli investimenti produttivi e i servizi nelle aree a quote più basse.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


