I terremoti, il più imperscrutabile dei disastri naturali e quello che più di ogni altro rischia di avere conseguenze di lunga durata, sono stati oggetto, nel corso della storia, di atteggiamenti ricorrenti: l’illusione di poterli prevedere, l’impazienza di spiegarli, il bisogno di attribuire colpe. Oggi esiste una sequenza cronologica riconosciuta che segna l’evoluzione degli approcci culturali ai fenomeni sismici: dalle interpretazioni apocalittiche intrise di riferimenti miracolosi, tipiche del tardo Medioevo, all’approccio naturalistico dell’inizio dell’età moderna, fino all’acquisizione, nel XVIII secolo, di un paradigma dichiaratamente scientifico. Rispetto a questa linea temporale, lo spazio interpretativo del Rinascimento appare altamente fluido: qui le letture provvidenziali coesistono con lo sforzo di comprendere i fenomeni naturali estremi in modo scientifico e con la presunzione di trovare risposte, o anticipazioni, nel movimento delle stelle. Partendo da questa riflessione generale, il saggio si propone di analizzare la variegata raccolta di testimonianze dirette del terremoto di Ferrara del 1570-1574, che evidenzia la difficoltà, nel corso del XVI secolo, di individuare una netta separazione interpretativa tra filosofi naturalisti, teologi e falsi profeti. Sotto queste posizioni apparentemente opposte emerge un ruolo centrale svolto dalla responsabilità umana, in particolare da parte dei governatori d’Este, che venivano considerati colpevoli, a seconda del punto di vista, di aver alterato l’equilibrio della natura con opere di bonifica, di aver abbandonato la vera fede accogliendo gli ebrei e tollerando l’esistenza di un’enclave protestante a corte, di aver riorientato l’asse strategico della politica internazionale, o di aver sostenuto politiche fiscali antipopolari.
Aspettando il terremoto. Segni premonitori, enigmi naturali, profezie retrospettive (Ferrara 1570)
Provasi Matteo
Primo
2026
Abstract
I terremoti, il più imperscrutabile dei disastri naturali e quello che più di ogni altro rischia di avere conseguenze di lunga durata, sono stati oggetto, nel corso della storia, di atteggiamenti ricorrenti: l’illusione di poterli prevedere, l’impazienza di spiegarli, il bisogno di attribuire colpe. Oggi esiste una sequenza cronologica riconosciuta che segna l’evoluzione degli approcci culturali ai fenomeni sismici: dalle interpretazioni apocalittiche intrise di riferimenti miracolosi, tipiche del tardo Medioevo, all’approccio naturalistico dell’inizio dell’età moderna, fino all’acquisizione, nel XVIII secolo, di un paradigma dichiaratamente scientifico. Rispetto a questa linea temporale, lo spazio interpretativo del Rinascimento appare altamente fluido: qui le letture provvidenziali coesistono con lo sforzo di comprendere i fenomeni naturali estremi in modo scientifico e con la presunzione di trovare risposte, o anticipazioni, nel movimento delle stelle. Partendo da questa riflessione generale, il saggio si propone di analizzare la variegata raccolta di testimonianze dirette del terremoto di Ferrara del 1570-1574, che evidenzia la difficoltà, nel corso del XVI secolo, di individuare una netta separazione interpretativa tra filosofi naturalisti, teologi e falsi profeti. Sotto queste posizioni apparentemente opposte emerge un ruolo centrale svolto dalla responsabilità umana, in particolare da parte dei governatori d’Este, che venivano considerati colpevoli, a seconda del punto di vista, di aver alterato l’equilibrio della natura con opere di bonifica, di aver abbandonato la vera fede accogliendo gli ebrei e tollerando l’esistenza di un’enclave protestante a corte, di aver riorientato l’asse strategico della politica internazionale, o di aver sostenuto politiche fiscali antipopolari.| File | Dimensione | Formato | |
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