Questa ricerca esamina i manufatti litici del paleolitico in contesti museali e il loro potenziale nel promuovere il significato delle origini umane e della preistoria a un pubblico più ampio. Nonostante il crescente interesse pubblico per il passato, la preistoria umana rimane marginale nel discorso culturale dominante, dato che la scala del tempo preistorico rende questi periodi particolarmente suscettibili all’astrazione e all’estraneità rispetto alle questioni attuali. Questa marginalità si manifesta attraverso dinamiche che si rafforzano reciprocamente, per cui rappresentazioni problematiche diffuse, scarsa attenzione educativa, finanziamenti ridotti per la ricerca e sottorappresentazione nelle designazioni del Patrimonio Mondiale riflettono e perpetuano il posizionamento della preistoria come meno significativa rispetto ad altre forme di conoscenza. In questo contesto, si sostiene quindi che i manufatti litici, in quanto tracce più antiche e persistenti dell'attività umana, offrono un mezzo potente attraverso il quale rivitalizzare il coinvolgimento del pubblico con la preistoria umana, con il museo che costituisce il contesto istituzionale più efficace per intraprendere tale iniziativa. Per stabilire l’importanza fondamentale dei manufatti litici, questa tesi esamina il ruolo dell’industria litica nella co-evoluzione dell’archeologia preistorica come disciplina, dello studio della litica come scienza e dell’istituzione museale. Questo approccio posiziona gli strumenti litici come oggetti polivalenti che portano simultaneamente molteplici tipi di significato, contestualizzati e ri-contestualizzati mentre si muovono attraverso ambiti disciplinari e istituzionali. La ricerca si concentra sul contesto italiano, dove strutture istituzionali distintive, quadri legislativi che regolano i beni culturali e tradizioni disciplinari variate modellano condizioni particolari per la musealizzazione dei materiali litici. Il lavoro adotta una metodologia multi-scalare fondata su un approccio tecnologico agli oggetti litici museali. Radicata nei quadri dell’antropologia della tecnologia, l’indagine integra tre livelli analitici: analisi tecnologica dei materiali esposti, analisi museografica sistematica che valuta come le strategie espositive e le configurazioni di allestimenti espositivi influenzino l’osservazione e l’interpretazione, e analisi istituzionale che esamina i fattori contestuali che modellano le scelte curatoriali e la percezione pubblica. I risultati rivelano sostanziali disconnessioni tra le conoscenze tecnologiche incorporate nei manufatti litici (che rappresenta il patrimonio) e ciò che le esposizioni museali sono in grado di comunicare, rendendo tale semi-invisibile. La discussione problematizza tale fenomeno attraverso cinque meccanismi interconnessi: la realtà materiale della pietra scheggiata, i punti di forza e i limiti dell'esposizione museale, gli impegni istituzionali che influenzano la (sotto)valorizzazione litica, i processi di trasformazione della conoscenza e le tensioni epistemologiche tra modalità di conoscenza archeologica e museale. Dal punto di vista teorico, la tesi posiziona la sottovalorizzazione della litica all’interno della più ampia marginalità della preistoria, proponendo strategie alternative attraverso il ripensamento della tecnologia litica negli approcci museali. Considerando i manufatti litici all’interno di concetti antropologici più ampi di tecnologia, teoria della cultura materiale e museologia critica, la ricerca sostiene che la valorizzazione richieda il riconoscimento degli strumenti litici come oggetti dinamici che partecipano a processi culturali in corso. Questa ricerca contribuisce alle discussioni sulle origini umane e sulla preistoria antica all'interno del patrimonio, sostenendo che le dimensioni museale e pubblica debbano essere trattate come parte integrante della ricerca archeologica.

This research examines Palaeolithic lithic artefacts in museum settings and their potential for promoting the significance of human origins and prehistory to wider publics. Despite increasing public interest in the human past, human prehistory remains marginal in mainstream cultural discourse, with the scale of prehistoric time rendering these periods particularly susceptible to abstraction and disconnection from contemporary concerns. This marginality manifests through mutually reinforcing dynamics whereby prevailing misconceptions, limited educational coverage, reduced research funding, and underrepresentation in World Heritage designations both reflect and perpetuate the positioning of prehistory as less significant than other knowledge forms. In this context, it is thus argued that lithic artefacts, as the earliest and most persistent traces of human activity, offer a potent medium through which to revitalise public engagement with human prehistory, with the museum constituting the most effective institutional setting for undertaking such an endeavour. To establish the foundational importance of lithic artefacts, this dissertation examines the role of lithic industries in the co-evolution of prehistoric archaeology as a discipline, lithic studies as a science, and the museum institution. This approach positions lithics as multivalent objects carrying multiple types of significance simultaneously, contextualised and re-contextualised as they move across disciplinary and institutional domains. The research focuses on the Italian context, where distinctive institutional structures, legislative frameworks governing beni culturali, and varied disciplinary traditions shape particular conditions for lithic musealisation. Through data from fieldwork conducted in Italian museums treated as case studies, this research employs a multi-scalar methodology founded on a technological approach to museum lithics. Grounded on frameworks within the anthropology of technology, the investigation integrates three analytical levels: material analysis of the lithic collections, museographic analysis concerning exhibition strategies and display configurations, and institutional analysis examining contextual factors shaping curatorial choices and public perception. Findings reveal substantial disconnections between the significance of technological knowledge embedded within lithic artefacts—heritage—and what museum displays are able to make explicit, rendering it semi-invisible. The discussion problematises such phenomenon through five interrelated mechanisms: the material reality of knapped stone, strengths and limits of the museum display, institutional commitments influencing lithic (under)valorisation, knowledge transformation processes, and the epistemological tensions between archaeological and museal ways of knowing. Theoretically, the dissertation positions lithic undervalorisation within broader prehistoric marginality, proposing counterstrategies through reconceptualising lithic technology within museum approaches. Considering lithics within broader anthropological concepts of technology, material culture theory, and critical museology, the research argues that valorisation requires recognising stone tools as dynamic objects participating in ongoing cultural processes. This research contributes to discussions on human origins and early prehistory within contemporary heritage discourse, advocating that museum and public dimensions be treated as integral to archaeological research.

Lithics in prehistory, from archaeological finds to museum objects: Theories, perspectives, and strategies in the valorisation of a ‘semi-invisible’ heritage

PALCONIT, TRISHIA GAYLE
2026

Abstract

Questa ricerca esamina i manufatti litici del paleolitico in contesti museali e il loro potenziale nel promuovere il significato delle origini umane e della preistoria a un pubblico più ampio. Nonostante il crescente interesse pubblico per il passato, la preistoria umana rimane marginale nel discorso culturale dominante, dato che la scala del tempo preistorico rende questi periodi particolarmente suscettibili all’astrazione e all’estraneità rispetto alle questioni attuali. Questa marginalità si manifesta attraverso dinamiche che si rafforzano reciprocamente, per cui rappresentazioni problematiche diffuse, scarsa attenzione educativa, finanziamenti ridotti per la ricerca e sottorappresentazione nelle designazioni del Patrimonio Mondiale riflettono e perpetuano il posizionamento della preistoria come meno significativa rispetto ad altre forme di conoscenza. In questo contesto, si sostiene quindi che i manufatti litici, in quanto tracce più antiche e persistenti dell'attività umana, offrono un mezzo potente attraverso il quale rivitalizzare il coinvolgimento del pubblico con la preistoria umana, con il museo che costituisce il contesto istituzionale più efficace per intraprendere tale iniziativa. Per stabilire l’importanza fondamentale dei manufatti litici, questa tesi esamina il ruolo dell’industria litica nella co-evoluzione dell’archeologia preistorica come disciplina, dello studio della litica come scienza e dell’istituzione museale. Questo approccio posiziona gli strumenti litici come oggetti polivalenti che portano simultaneamente molteplici tipi di significato, contestualizzati e ri-contestualizzati mentre si muovono attraverso ambiti disciplinari e istituzionali. La ricerca si concentra sul contesto italiano, dove strutture istituzionali distintive, quadri legislativi che regolano i beni culturali e tradizioni disciplinari variate modellano condizioni particolari per la musealizzazione dei materiali litici. Il lavoro adotta una metodologia multi-scalare fondata su un approccio tecnologico agli oggetti litici museali. Radicata nei quadri dell’antropologia della tecnologia, l’indagine integra tre livelli analitici: analisi tecnologica dei materiali esposti, analisi museografica sistematica che valuta come le strategie espositive e le configurazioni di allestimenti espositivi influenzino l’osservazione e l’interpretazione, e analisi istituzionale che esamina i fattori contestuali che modellano le scelte curatoriali e la percezione pubblica. I risultati rivelano sostanziali disconnessioni tra le conoscenze tecnologiche incorporate nei manufatti litici (che rappresenta il patrimonio) e ciò che le esposizioni museali sono in grado di comunicare, rendendo tale semi-invisibile. La discussione problematizza tale fenomeno attraverso cinque meccanismi interconnessi: la realtà materiale della pietra scheggiata, i punti di forza e i limiti dell'esposizione museale, gli impegni istituzionali che influenzano la (sotto)valorizzazione litica, i processi di trasformazione della conoscenza e le tensioni epistemologiche tra modalità di conoscenza archeologica e museale. Dal punto di vista teorico, la tesi posiziona la sottovalorizzazione della litica all’interno della più ampia marginalità della preistoria, proponendo strategie alternative attraverso il ripensamento della tecnologia litica negli approcci museali. Considerando i manufatti litici all’interno di concetti antropologici più ampi di tecnologia, teoria della cultura materiale e museologia critica, la ricerca sostiene che la valorizzazione richieda il riconoscimento degli strumenti litici come oggetti dinamici che partecipano a processi culturali in corso. Questa ricerca contribuisce alle discussioni sulle origini umane e sulla preistoria antica all'interno del patrimonio, sostenendo che le dimensioni museale e pubblica debbano essere trattate come parte integrante della ricerca archeologica.
ARZARELLO, Marta
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