Sepolta sotto ceneri vulcaniche sin dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., Pompei rappresenta una capsula del tempo dell’antica Roma. L’unicità del suo corredo archeologico, dotato di un altissimo livello di preservazione, così come i resti umani rinvenuti, ha catturato il cuore di milioni di persone sin dai primi scavi nel XVIII secolo, tanto da garantire al sito archeologico il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Analisi del DNA delle vittime sono state incluse negli studi antropologici sin dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso; tuttavia, i più recenti sviluppi nell’ambito della genomica e delle biotecnologie garantiscono ora uno studio più approfondito di questa emblematica città. In questa tesi delineerò il lavoro condotto nel corso degli scorsi tre anni, concentrandomi sullo studio della variabilità genomica degli individui che persero la vita durante la catastrofica eruzione che distrusse questa ricca ed elegante città Imperiale. Il terzo capitolo includerà un’analisi comprensiva di 12 individui Pompeiani, sequenziati all’Università di Firenze e dotati di un livello di copertura media del genoma di 1x. Dato il livello di copertura raggiunto, sono quindi stati impiegati diversi approcci di analisi che prevedono lo studio del dato antico tramite informazione pseudo-aploide o sfruttando il calcolo di probabilità genotipiche e l’imputazione del dato antico. L’analisi ha rivelato come l’antica popolazione di Pompeii fosse caratterizzata da un’elevata variabilità genetica, con evidenti influssi genici dal Vicino Oriente. Questo risultato evidenzia l’impatto dell’immigrazione da tali regioni in Italia durante il periodo Imperiale, in accordo con quanto riportato in letteratura, e suggerisce come l’influenza dal Vicino Oriente possa essere stata particolarmente rilevante per Pompei, dato il ruolo cruciale della città come porto. Il quarto capitolo di questa tesi esplorerà due casi studio, entrambi di spiccata rilevanza archeologica dato il contesto in cui le vittime dell’eruzione sono state rinvenute: la Stanza degli Scheletri e la Casa del Primo Piano. Le analisi genetiche condotte, basate sull’imputazione del genoma di 9 e 7 campioni, rispettivamente, offrono un’opportunità unica per indagare specifici quesiti archeologici. I risultati hanno fornito nuove chiavi di lettura riguardo alla possibile destinazione d’uso di una delle Domus o i possibili rapporti di parentela tra le vittime, ipotizzati sulla base delle analisi archeologiche e antropologiche. Questo dimostra come l’analisi del dato genetico antico possa fornire nuovi spunti di riflessione riguardo a domande che, in alternativa, potrebbero rimanere senza risposta.

Buried under volcanic ash since the eruption of Mount Vesuvius in 79 CE, Pompeii certainly is a time capsule of Roman antiquity. Its unique set of well-preserved buildings and human remains has captured the hearts of millions since its first excavations in the 18th century, leading to its inclusion on the UNESCO World Heritage List. The analysis of the victim’s DNA has been included in anthropological studies since the mid-1990s; however, recent advances in genomics and bioarchaeology now allow a deeper exploration of this emblematic Roman city. In this thesis, I will outline the work I conducted over the course of the last three years, focusing on the study of the genomic variability of individuals who fell victim to the catastrophic eruption that destroyed this elegant and wealthy Imperial city. The third chapter of this thesis will therefore cover a comprehensive analysis of 12 Pompeiian samples sequenced at the University of Florence, with an average sequencing coverage of 1x. Given the low coverage obtained, different analytical approaches were employed, either considering pseudo-haploid information, genotype likelihood estimation or imputation of missing positions alongside the genome. The analyses revealed that the Pompeiian population was characterised by a wide genetic diversity, with evident genetic influxes from the Near East. This underlines a significant impact of immigration from such regions in Italy during the Imperial Age, which has been previously reported in the literature, and which could have been particularly relevant for the ancient city of Pompeii, given its pivotal role as a harbour. The fourth chapter of this thesis explores two case studies, both of archaeological importance given the contexts in which the eruption’s victims were found: the so-called Room of the Skeletons and the House of the First Floor. The genetic analyses carried out, based on genome imputation of 9 and 7 samples, respectively, offered a prime opportunity to address specific historical questions. The results yielded valuable insights into the potential destination of the Domus or the hypothesised relatedness among the victims based on archaeological and anthropological analyses. These findings demonstrate how the genetic study of ancient DNA can provide relevant insights into questions that might otherwise remain unanswered.

Echoes in the ashes: a genetic insight into the Imperial population of Pompeii

FERRARESI, Debora
2026

Abstract

Sepolta sotto ceneri vulcaniche sin dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., Pompei rappresenta una capsula del tempo dell’antica Roma. L’unicità del suo corredo archeologico, dotato di un altissimo livello di preservazione, così come i resti umani rinvenuti, ha catturato il cuore di milioni di persone sin dai primi scavi nel XVIII secolo, tanto da garantire al sito archeologico il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Analisi del DNA delle vittime sono state incluse negli studi antropologici sin dalla metà degli anni ’90 del secolo scorso; tuttavia, i più recenti sviluppi nell’ambito della genomica e delle biotecnologie garantiscono ora uno studio più approfondito di questa emblematica città. In questa tesi delineerò il lavoro condotto nel corso degli scorsi tre anni, concentrandomi sullo studio della variabilità genomica degli individui che persero la vita durante la catastrofica eruzione che distrusse questa ricca ed elegante città Imperiale. Il terzo capitolo includerà un’analisi comprensiva di 12 individui Pompeiani, sequenziati all’Università di Firenze e dotati di un livello di copertura media del genoma di 1x. Dato il livello di copertura raggiunto, sono quindi stati impiegati diversi approcci di analisi che prevedono lo studio del dato antico tramite informazione pseudo-aploide o sfruttando il calcolo di probabilità genotipiche e l’imputazione del dato antico. L’analisi ha rivelato come l’antica popolazione di Pompeii fosse caratterizzata da un’elevata variabilità genetica, con evidenti influssi genici dal Vicino Oriente. Questo risultato evidenzia l’impatto dell’immigrazione da tali regioni in Italia durante il periodo Imperiale, in accordo con quanto riportato in letteratura, e suggerisce come l’influenza dal Vicino Oriente possa essere stata particolarmente rilevante per Pompei, dato il ruolo cruciale della città come porto. Il quarto capitolo di questa tesi esplorerà due casi studio, entrambi di spiccata rilevanza archeologica dato il contesto in cui le vittime dell’eruzione sono state rinvenute: la Stanza degli Scheletri e la Casa del Primo Piano. Le analisi genetiche condotte, basate sull’imputazione del genoma di 9 e 7 campioni, rispettivamente, offrono un’opportunità unica per indagare specifici quesiti archeologici. I risultati hanno fornito nuove chiavi di lettura riguardo alla possibile destinazione d’uso di una delle Domus o i possibili rapporti di parentela tra le vittime, ipotizzati sulla base delle analisi archeologiche e antropologiche. Questo dimostra come l’analisi del dato genetico antico possa fornire nuovi spunti di riflessione riguardo a domande che, in alternativa, potrebbero rimanere senza risposta.
GHIROTTO, Silvia
BARBUJANI, Guido
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/2620933
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