La conversione della Certosa di Ferrara, la cui costruzione ebbe avvio nel 1452, per destinarla a cimitero comunale a partire dal 1811 ha comportato rilevanti demolizioni e trasformazioni edilizie nonché lo smontaggio di un grande numero di elementi lapidei che, dopo avere caratterizzato il monastero per circa tre secoli e mezzo, non erano più consoni alla nuova funzione: portali, pozzi, prospettive architettoniche, camini e molti altri elementi legati con evidenza alla vita monastica furono smantellati ed ebbero sorti diverse, talvolta anche di reimpiego, solo in parte riconducibili alla localizzazione originaria. Lo studio di questa compagine, tuttavia, laddove sia possibile riunire idealmente componenti appartenuti al medesimo nucleo di partenza, può offrire alcune interessanti novità. Collegando saldamente documenti archivistici e iconografici di diversa natura ed epoca, osservazioni dirette della costruzione, rilievo d’insieme e di dettaglio (anche con utilizzo di nuovi strumenti oggi disponibili), si è ricercata l'ideale ricomposizione delle parti smembrate, ponendo attenzione agli aspetti costruttivi e materici, alle finiture e lavorazioni superficiali, al degrado e a tutte le variabili che entrano in gioco nell’ottica conservativa del patrimonio architettonico. Due sono le micro-architetture, certamente di epoca certosina, che sappiamo essere esistite ma che oggi lasciano un vuoto importante e forse non del tutto colmabile: la tomba di Borso d'Este e il tramezzo che era situato tra presbiterio e coro nella chiesa di San Cristoforo.
Studi per la ricomposizione di micro-architetture, tra costruzione e varietas, nella Certosa di Ferrara
Rita Fabbri
2025
Abstract
La conversione della Certosa di Ferrara, la cui costruzione ebbe avvio nel 1452, per destinarla a cimitero comunale a partire dal 1811 ha comportato rilevanti demolizioni e trasformazioni edilizie nonché lo smontaggio di un grande numero di elementi lapidei che, dopo avere caratterizzato il monastero per circa tre secoli e mezzo, non erano più consoni alla nuova funzione: portali, pozzi, prospettive architettoniche, camini e molti altri elementi legati con evidenza alla vita monastica furono smantellati ed ebbero sorti diverse, talvolta anche di reimpiego, solo in parte riconducibili alla localizzazione originaria. Lo studio di questa compagine, tuttavia, laddove sia possibile riunire idealmente componenti appartenuti al medesimo nucleo di partenza, può offrire alcune interessanti novità. Collegando saldamente documenti archivistici e iconografici di diversa natura ed epoca, osservazioni dirette della costruzione, rilievo d’insieme e di dettaglio (anche con utilizzo di nuovi strumenti oggi disponibili), si è ricercata l'ideale ricomposizione delle parti smembrate, ponendo attenzione agli aspetti costruttivi e materici, alle finiture e lavorazioni superficiali, al degrado e a tutte le variabili che entrano in gioco nell’ottica conservativa del patrimonio architettonico. Due sono le micro-architetture, certamente di epoca certosina, che sappiamo essere esistite ma che oggi lasciano un vuoto importante e forse non del tutto colmabile: la tomba di Borso d'Este e il tramezzo che era situato tra presbiterio e coro nella chiesa di San Cristoforo.| File | Dimensione | Formato | |
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