L’età medievale rappresenta un significativo momento di snodo nella riflessione sul tema del lavoro e dell’ozio, nella misura in cui segna la definitiva rottura con la concezione antica che contrapponeva il lavoro servile all’ozio della vita intellettuale e all’esercizio delle arti liberali. All’interno di questo cambiamento di paradigma un ruolo centrale spetta alla disputa duecentesca tra ordini mendicanti e clero secolare, che coinvolge alcuni fra i più significativi esponenti della scolastica come Bonaventura da Bagnoregio o Tommaso d’Aquino. In tale contesto le accuse di oziosità e vagabondaggio rivolte ai frati offrono l’occasione per una riflessione di vasta portata che mette a fuoco una nuova concezione del lavoro, sottraendolo alla definizione puramente negativa elaborata dal mondo monastico di rimedio contro l’ozio, per inserirlo in una rete concettuale più complessa nella quale entrano in gioco anche altre categorie come quelle di grazia, fatica, povertà, possesso, elemosina, remunerazione. Le raffinate analisi scolastiche che cercano di definire i contorni specifici di tali nozioni ed i loro reciproci rapporti collocano il tema del lavoro sullo sfondo di una riflessione di più ampia portata che riguarda la natura umana e l’assetto dell’intera società; una riflessione che finisce per conferire una nuova dignità al lavoro, anche al lavoro manuale, e al tempo stesso consente di elaborare una precisa nozione di lavoro intellettuale.
Lavoro, ozio e mendicità: la disputa duecentesca tra Ordini mendicanti e clero secolare
Silvana Vecchio
2024
Abstract
L’età medievale rappresenta un significativo momento di snodo nella riflessione sul tema del lavoro e dell’ozio, nella misura in cui segna la definitiva rottura con la concezione antica che contrapponeva il lavoro servile all’ozio della vita intellettuale e all’esercizio delle arti liberali. All’interno di questo cambiamento di paradigma un ruolo centrale spetta alla disputa duecentesca tra ordini mendicanti e clero secolare, che coinvolge alcuni fra i più significativi esponenti della scolastica come Bonaventura da Bagnoregio o Tommaso d’Aquino. In tale contesto le accuse di oziosità e vagabondaggio rivolte ai frati offrono l’occasione per una riflessione di vasta portata che mette a fuoco una nuova concezione del lavoro, sottraendolo alla definizione puramente negativa elaborata dal mondo monastico di rimedio contro l’ozio, per inserirlo in una rete concettuale più complessa nella quale entrano in gioco anche altre categorie come quelle di grazia, fatica, povertà, possesso, elemosina, remunerazione. Le raffinate analisi scolastiche che cercano di definire i contorni specifici di tali nozioni ed i loro reciproci rapporti collocano il tema del lavoro sullo sfondo di una riflessione di più ampia portata che riguarda la natura umana e l’assetto dell’intera società; una riflessione che finisce per conferire una nuova dignità al lavoro, anche al lavoro manuale, e al tempo stesso consente di elaborare una precisa nozione di lavoro intellettuale.I documenti in SFERA sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


