Il nuovo secolo si è aperto all’insegna dell’instabilità. L’architettura è in grado di recepire questa instabilità mutando i principi teorici di riferimento e pratiche, restituendo un progetto di casa, nuovamente come oggetto sociale e architettonico? Manca in Italia un approccio progettuale integrato multidisciplinare, che apre e contamina, investe l’oggetto progettuale tout court come oggetto sociale: una casa progettata per essere sentinella di comunità, elemento di sviluppo, attivatore di relazione, innesco per processi di ricondizionamento urbano, interfaccia tecnologica ed ecosostenibile del vivere. E’ allora possibile proporre di lavorare sul ricondizionamento di edifici esistenti di “scarto”, da quelli sequestrati alle mafie, ai fallimenti, ai conventi ormai vuoti, alle ex colonie, ecc., già infrastrutturati? Indagando il rapporto tra preesistente e nuovi bisogni, tra innovazione tecnologica e accessibilità, tra sviluppo e sostenibilità, si propone di “intrecciare, “tenere insieme” (dal latino cum e plexus) di diverse scritture architettoniche, che ibridano il passato col presente e l’uomo con l’ambiente, attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti, adattivi, conformi alla complessità contemporanea, agenti catalitici di innesco per processi di arricchimento storico e risignificazione. Favorire una “sovrascrittura architettonica sintagmatica” dei luoghi interstiziali di “scarto” della città con minimi interventi, è un metodo possibile.

Abitare il limite

alessandro gaiani
2022

Abstract

Il nuovo secolo si è aperto all’insegna dell’instabilità. L’architettura è in grado di recepire questa instabilità mutando i principi teorici di riferimento e pratiche, restituendo un progetto di casa, nuovamente come oggetto sociale e architettonico? Manca in Italia un approccio progettuale integrato multidisciplinare, che apre e contamina, investe l’oggetto progettuale tout court come oggetto sociale: una casa progettata per essere sentinella di comunità, elemento di sviluppo, attivatore di relazione, innesco per processi di ricondizionamento urbano, interfaccia tecnologica ed ecosostenibile del vivere. E’ allora possibile proporre di lavorare sul ricondizionamento di edifici esistenti di “scarto”, da quelli sequestrati alle mafie, ai fallimenti, ai conventi ormai vuoti, alle ex colonie, ecc., già infrastrutturati? Indagando il rapporto tra preesistente e nuovi bisogni, tra innovazione tecnologica e accessibilità, tra sviluppo e sostenibilità, si propone di “intrecciare, “tenere insieme” (dal latino cum e plexus) di diverse scritture architettoniche, che ibridano il passato col presente e l’uomo con l’ambiente, attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti, adattivi, conformi alla complessità contemporanea, agenti catalitici di innesco per processi di arricchimento storico e risignificazione. Favorire una “sovrascrittura architettonica sintagmatica” dei luoghi interstiziali di “scarto” della città con minimi interventi, è un metodo possibile.
Limite aumentato, abitare, sovrascrittura, strumenti adattivi, complessità
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/2494516
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