The domestic laws, policies, and practices of Pakistan are hardly in line with the Country’s international commitments to indiscriminately respect human rights. This is due both to internal and to external factors. Internally, strong cultural and religious relativism, misconceived departure of Shariah legal system from Ijtihad (independent legal reasoning) to Taqleed (following a predefined path), colonial legacies, the existence of parallel state institutions, the continuous divide between the majority traditionalist and minority modernist segments of Pakistani society, and the reluctance and inability of legislature, lead to the adoption of legislative reforms that are no more than the child of compromises. Externally, two pitfalls of international human rights law perpetuate this problem: the possibility to introduce reservations to human rights treaties and the lack of effective enforcement mechanisms. While allowing a widespread participation to international human rights treaties, reservations undermine the potential of human rights standards to achieve universalist status and may lead to cultural and religious relativism. On the other hand, the lack of a coercive enforcement mechanism impinges upon the substantial application and indiscriminate realization at the domestic level of human rights standards, beyond their formal recognition. In order to be effective, any proposed solution to these problems should be two-dimensional. It should have the potential to mediate the downsides of the existing international human rights protection system, by providing effective enforcement mechanisms, but at the same time it should be acceptable to the relevant stakeholders, at the face of strong cultural and religious relativism. Internally, this can be done by reading Shariah in line with human rights obligations, on one hand, and advocating for a less western-centric interpretation of human rights, on the other hand. From the progressive examples of Tunisia, Egypt and Morocco, Pakistan can learn how the rules of Shariah can be given modernist interpretations with a non-essentialist approach and how the doctrines of Ijtihad, Takhayyur, and Talfiq, instead of Taqleed, should be employed. Adoption of these tools and attitudes will be instrumental in achieving the objective to reformulate, narrow down and/or withdraw Pakistan’s broad and vague reservations to human rights treaty regimes. Externally, effective enforcement mechanisms for the purpose of implementing international human rights standards may be sought outside human rights instruments. Thus, human rights compliance could be associated to trade and other economic incentives. The European Union interacts with non-EU states through common commercial policy, assistance, development cooperation and by providing preferential trading positions and other economic incentives to developing and least developing countries. Respecting, ensuring, and promoting international human rights is a condition for acquiring and retaining free trade beneficiary statuses. This research will first analyse the international human rights standards binding on Pakistan and examples of reservations placed to human rights treaties by other countries of Islamic tradition. Secondly, it will examine the domestic legal and political system of Pakistan from the perspective of international human rights law. Focusing on the economic relations between the EU and Pakistan, it will then examine the current nature and level of engagements between EU and Pakistan, and it will attempt to assess what are the neglected areas and the loopholes and what further role the EU can play in the promotion and effective enforcement of international human rights standards in Pakistan, so as to assess whether trade could actually be a means to mediate the relativist challenge to the universalist concept of human rights, as the adage “trade brings the enemies together” would suggest.

Le norme, le politiche e le prassi interne in Pakistan non sono sempre in linea con l’obbligo di assicurare il rispetto dei diritti umani senza discriminazioni. Ciò si deve sia a fattori interni che esterni. A livello interno, il forte relativismo culturale e religioso, l’allontanamento del sistema giuridico della Sharia dall'Ijtihad (ragionamento giuridico indipendente) verso il Taqleed (seguire un percorso predefinito), le eredità coloniali, l'esistenza di istituzioni statali parallele, la continua divisione tra la maggioranza tradizionalista e la minoranza modernista della società pakistana, la riluttanza e l'incapacità del legislatore, portano all'adozione di riforme legislative che altro non sono che il frutto di compromessi. Esternamente, due insidie del diritto internazionale dei diritti umani perpetuano questo problema: la possibilità di introdurre riserve ai trattati pertinenti e la mancanza di efficaci meccanismi volti alla loro attuazione. Le riserve permettono una diffusa partecipazione ai trattati internazionali sui diritti umani, ma minano la capacità delle norme in esse contenute di raggiungere uno status universalistico e possono assecondare il relativismo culturale e religioso. D'altra parte, la mancanza di un meccanismo di attuazione coercitiva impedisce l'applicazione sostanziale e la realizzazione indiscriminata a livello nazionale delle norme sui diritti umani, al di là del loro riconoscimento formale. Qualsiasi proposta per la soluzione di questi problemi dovrebbe essere bidimensionale. Dovrebbe avere il potenziale per mediare i lati negativi dell'attuale sistema internazionale di protezione dei diritti umani, fornendo efficaci meccanismi di attuazione e, al contempo essere accettabile per le parti interessate, a fronte di un forte relativismo culturale e religioso. A livello interno, tale obiettivo può essere raggiunto leggendo la Sharia alla luce degli obblighi sui diritti umani, da un lato, e promuovendo un'interpretazione dei diritti umani meno focalizzata sul modello occidentale, dall’altro. Dagli esempi progressisti di Tunisia, Egitto e Marocco, il Pakistan può imparare come la Sharia possa essere interpretata in modo modernista con un approccio non essenzialista e come le dottrine di Ijtihad, Takhayyur e Talfiq, invece del Taqleed, debbano essere impiegate. Ciò sarà fondamentale per raggiungere l'obiettivo di riformulare o ritirare le ampie e vaghe riserve apposte dal Pakistan ai regimi pattizi sui diritti umani. A livello esterno, meccanismi di attuazione efficaci per l’attuazione delle norme sui diritti umani possono essere ricercati al di fuori degli strumenti sui diritti umani. Così, il rispetto dei diritti umani potrebbe essere associato ad incentivi economici e commerciali. L'Unione europea interagisce con gli Stati terzi attraverso la politica commerciale comune, l'assistenza, la cooperazione allo sviluppo e fornendo posizioni commerciali preferenziali e altri incentivi economici ai paesi in via di sviluppo. Rispettare e promuovere i diritti umani è una condizione per acquisire e mantenere lo status di beneficiario del libero scambio. Questa ricerca analizzerà innanzitutto le norme internazionali sui diritti umani vincolanti per il Pakistan e gli esempi di riserve poste ai trattati pertinenti da altri paesi di tradizione islamica. Guarderà poi al sistema giuridico e politico del Pakistan dal punto di vista delle norme internazionali sui diritti umani. Soffermandosi sulle relazioni economiche tra l'UE e il Pakistan, esaminerà la cooperazione tra l'UE e il Pakistan, cercando di valutare quali sono le aree trascurate e le lacune, e quale ulteriore ruolo può svolgere l'UE nella promozione e attuazione delle norme internazionali sui diritti umani in Pakistan, in modo da valutare se il commercio possa effettivamente essere un mezzo per respingere le spinte relativiste al concetto universalista dei diritti umani, come suggerirebbe l'adagio il commercio unisce i nemici

The treatment of women within Pakistani domestic legal system: A relativist challenge to the universalist concept of human rights, the potential of European Union’s mandate of external relations and actions for addressing the challenge.

KHAN, Muhammad Imran
2022-06-21T00:00:00+02:00

Abstract

Le norme, le politiche e le prassi interne in Pakistan non sono sempre in linea con l’obbligo di assicurare il rispetto dei diritti umani senza discriminazioni. Ciò si deve sia a fattori interni che esterni. A livello interno, il forte relativismo culturale e religioso, l’allontanamento del sistema giuridico della Sharia dall'Ijtihad (ragionamento giuridico indipendente) verso il Taqleed (seguire un percorso predefinito), le eredità coloniali, l'esistenza di istituzioni statali parallele, la continua divisione tra la maggioranza tradizionalista e la minoranza modernista della società pakistana, la riluttanza e l'incapacità del legislatore, portano all'adozione di riforme legislative che altro non sono che il frutto di compromessi. Esternamente, due insidie del diritto internazionale dei diritti umani perpetuano questo problema: la possibilità di introdurre riserve ai trattati pertinenti e la mancanza di efficaci meccanismi volti alla loro attuazione. Le riserve permettono una diffusa partecipazione ai trattati internazionali sui diritti umani, ma minano la capacità delle norme in esse contenute di raggiungere uno status universalistico e possono assecondare il relativismo culturale e religioso. D'altra parte, la mancanza di un meccanismo di attuazione coercitiva impedisce l'applicazione sostanziale e la realizzazione indiscriminata a livello nazionale delle norme sui diritti umani, al di là del loro riconoscimento formale. Qualsiasi proposta per la soluzione di questi problemi dovrebbe essere bidimensionale. Dovrebbe avere il potenziale per mediare i lati negativi dell'attuale sistema internazionale di protezione dei diritti umani, fornendo efficaci meccanismi di attuazione e, al contempo essere accettabile per le parti interessate, a fronte di un forte relativismo culturale e religioso. A livello interno, tale obiettivo può essere raggiunto leggendo la Sharia alla luce degli obblighi sui diritti umani, da un lato, e promuovendo un'interpretazione dei diritti umani meno focalizzata sul modello occidentale, dall’altro. Dagli esempi progressisti di Tunisia, Egitto e Marocco, il Pakistan può imparare come la Sharia possa essere interpretata in modo modernista con un approccio non essenzialista e come le dottrine di Ijtihad, Takhayyur e Talfiq, invece del Taqleed, debbano essere impiegate. Ciò sarà fondamentale per raggiungere l'obiettivo di riformulare o ritirare le ampie e vaghe riserve apposte dal Pakistan ai regimi pattizi sui diritti umani. A livello esterno, meccanismi di attuazione efficaci per l’attuazione delle norme sui diritti umani possono essere ricercati al di fuori degli strumenti sui diritti umani. Così, il rispetto dei diritti umani potrebbe essere associato ad incentivi economici e commerciali. L'Unione europea interagisce con gli Stati terzi attraverso la politica commerciale comune, l'assistenza, la cooperazione allo sviluppo e fornendo posizioni commerciali preferenziali e altri incentivi economici ai paesi in via di sviluppo. Rispettare e promuovere i diritti umani è una condizione per acquisire e mantenere lo status di beneficiario del libero scambio. Questa ricerca analizzerà innanzitutto le norme internazionali sui diritti umani vincolanti per il Pakistan e gli esempi di riserve poste ai trattati pertinenti da altri paesi di tradizione islamica. Guarderà poi al sistema giuridico e politico del Pakistan dal punto di vista delle norme internazionali sui diritti umani. Soffermandosi sulle relazioni economiche tra l'UE e il Pakistan, esaminerà la cooperazione tra l'UE e il Pakistan, cercando di valutare quali sono le aree trascurate e le lacune, e quale ulteriore ruolo può svolgere l'UE nella promozione e attuazione delle norme internazionali sui diritti umani in Pakistan, in modo da valutare se il commercio possa effettivamente essere un mezzo per respingere le spinte relativiste al concetto universalista dei diritti umani, come suggerirebbe l'adagio il commercio unisce i nemici
ANNONI, Alessandra
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Descrizione: The treatment of women within Pakistani domestic legal system: A relativist challenge to the universalist concept of human rights, the potential of European Union’s mandate of external relations and actions for addressing the challenge
Tipologia: Tesi di dottorato
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11392/2489863
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