Il 15 febbraio 2019 sono state rese disponibili le bozze di intesa tra il Governo e le Regioni Emilia- Romagna, Veneto e Lombardia, in seguito alla pressante richiesta di maggiore autonomia da parte di queste tre regioni. Basandoci su questi testi e sulla spesa statale regionalizzata, ricostruiamo i flussi di risorse necessari a soddisfare le richieste di decentramento delle funzioni. E’ possibile individuare uno schema di compartecipazioni che finanzino le spese devolute. Nell’ipotesi in cui non siano approvati i fabbisogni standard entro tre anni dall’emanazione dei decreti che avviano le autonomie regionali simuliamo, come previsto nelle intese, l’adozione della spesa media nazionale pro capite per tutte le regioni. Ciò implica un trasferimento di risorse da alcune regioni con spesa pro-capite superiore alla spesa media nazionale ad altre regioni con spesa pro-capite inferiore alla spesa media nazionale. Esaminiamo anche il caso in cui l’istruzione non venga riconosciuta tra le materie devolute. In entrambi i casi le regioni che chiedono autonomia riceverebbero risorse aggiuntive. Nel caso in cui tutte le funzioni di spesa siano considerate ad Emilia Romagna, Veneto Lombardia spetterebbero 2,7 miliardi in più rispetto alla spesa storica, il 17% in più. Nel caso in cui l’istruzione venga esclusa dalla funzioni di spesa devolute vi sarebbe un incremento di risorse di 1,3 miliardi, 21% in più. Infine ipotizzando una crescita dei gettiti asimmetrica tra Nord e Sud Italia, che riprende la previsione di crescita dei consumi per il 2019 di Prometeia, otteniamo un incremento di gettito nelle tre regioni che chiedono l’autonomia pari al 45% dell’incremento di gettito totale.

Effetti finanziari delle richieste di autonomia regionale: prime simulazioni

Riccardo Secomandi;lEONZIO RIZZO
2019

Abstract

Il 15 febbraio 2019 sono state rese disponibili le bozze di intesa tra il Governo e le Regioni Emilia- Romagna, Veneto e Lombardia, in seguito alla pressante richiesta di maggiore autonomia da parte di queste tre regioni. Basandoci su questi testi e sulla spesa statale regionalizzata, ricostruiamo i flussi di risorse necessari a soddisfare le richieste di decentramento delle funzioni. E’ possibile individuare uno schema di compartecipazioni che finanzino le spese devolute. Nell’ipotesi in cui non siano approvati i fabbisogni standard entro tre anni dall’emanazione dei decreti che avviano le autonomie regionali simuliamo, come previsto nelle intese, l’adozione della spesa media nazionale pro capite per tutte le regioni. Ciò implica un trasferimento di risorse da alcune regioni con spesa pro-capite superiore alla spesa media nazionale ad altre regioni con spesa pro-capite inferiore alla spesa media nazionale. Esaminiamo anche il caso in cui l’istruzione non venga riconosciuta tra le materie devolute. In entrambi i casi le regioni che chiedono autonomia riceverebbero risorse aggiuntive. Nel caso in cui tutte le funzioni di spesa siano considerate ad Emilia Romagna, Veneto Lombardia spetterebbero 2,7 miliardi in più rispetto alla spesa storica, il 17% in più. Nel caso in cui l’istruzione venga esclusa dalla funzioni di spesa devolute vi sarebbe un incremento di risorse di 1,3 miliardi, 21% in più. Infine ipotizzando una crescita dei gettiti asimmetrica tra Nord e Sud Italia, che riprende la previsione di crescita dei consumi per il 2019 di Prometeia, otteniamo un incremento di gettito nelle tre regioni che chiedono l’autonomia pari al 45% dell’incremento di gettito totale.
asymmetric regionalism, regional autonomy, intergovernmental relations
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