Gli autori propongono una riflessione in termini psicodinamici sulla psicopatologia del suicidio, con particolare riferimento alla relazione tra il mondo interno del soggetto e la realtà esterna. Viene sottolineata la distinzione tra "esame di realtà”, fondato sugli aspetti primariamente percettivo-cognitivi del rapporto con il mondo esterno, e "sentimento di realtà", che trova i propri presupposti nei correlati affettivo-emozionali dell'esperienza dell'individuo nel suo contatto con la realtà. Esame di realtà e sentimento di realtà rappresentano perciò due aspetti complementari di quell'attributo centrale della vita psichica che può essere identificato come "senso" di realtà. Gli autori ritengono che nel suicidio sia invariabilmente presente una compromissione del "senso" di realtà, un predominio del mondo interno del soggetto che informa una articolazione del pensiero secondo le leggi del processo primario o che impone un distacco violento dalla realtà stessa. Nel complesso ed inestricabile "determinismo" del suicidio, gli autori identificano pertanto una invariante psicopatologica di fondo di registro psicotico, un "radicale" perturbativo della relazione libidica con la realtà, che trova la propria distruttiva declinazione nel contesto di una profonda regressione narcisistica, di un incolmabile vuoto di rapporto oggettuale e di un magmatico vissuto di depersonalizzazione. Tale assetto di funzionamento mentale, in quanto sfondo costitutivo del comportamento autodistruttivo portato alle estreme conseguenze, è rintracciabile, a parere degli autori, tanto nei suicidi espressione di un evidente disturbo psichiatrico, quanto nei casi non preceduti da esplicite connotazioni di segno psicopatologico.

Alterazione del senso di realtà e suicidio.

Tugnoli S
Primo
;
1996

Abstract

Gli autori propongono una riflessione in termini psicodinamici sulla psicopatologia del suicidio, con particolare riferimento alla relazione tra il mondo interno del soggetto e la realtà esterna. Viene sottolineata la distinzione tra "esame di realtà”, fondato sugli aspetti primariamente percettivo-cognitivi del rapporto con il mondo esterno, e "sentimento di realtà", che trova i propri presupposti nei correlati affettivo-emozionali dell'esperienza dell'individuo nel suo contatto con la realtà. Esame di realtà e sentimento di realtà rappresentano perciò due aspetti complementari di quell'attributo centrale della vita psichica che può essere identificato come "senso" di realtà. Gli autori ritengono che nel suicidio sia invariabilmente presente una compromissione del "senso" di realtà, un predominio del mondo interno del soggetto che informa una articolazione del pensiero secondo le leggi del processo primario o che impone un distacco violento dalla realtà stessa. Nel complesso ed inestricabile "determinismo" del suicidio, gli autori identificano pertanto una invariante psicopatologica di fondo di registro psicotico, un "radicale" perturbativo della relazione libidica con la realtà, che trova la propria distruttiva declinazione nel contesto di una profonda regressione narcisistica, di un incolmabile vuoto di rapporto oggettuale e di un magmatico vissuto di depersonalizzazione. Tale assetto di funzionamento mentale, in quanto sfondo costitutivo del comportamento autodistruttivo portato alle estreme conseguenze, è rintracciabile, a parere degli autori, tanto nei suicidi espressione di un evidente disturbo psichiatrico, quanto nei casi non preceduti da esplicite connotazioni di segno psicopatologico.
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