Il contributo centra le proprie argomentazioni sulla relazione medico-paziente nella clinica della depressione sottolineando la necessità della integrazione tra approccio Nosografico-Descrittivo e approccio Psicodinamico, della osservazione "a distanza" dell'oggetto clinico dinamicamente articolata con la comprensione "in prossimità" del soggetto, della oscillazione “sisto-diastolica” tra movimenti separativi e movimenti empatico-identificativi dal parte del terapeuta. Viene valorizzata la prospettiva psicodinamica nella comprensione della clinica, in grado di sostanziare l'estensione semantica dei dati dell'osservazione con la possibilità di accesso al mondo interno del paziente e di precisare le coordinate dell'incontro tra due mondi soggettivi che definiscono un campo relazionale specifico. L'esperienza empatica del clinico nell’incontro con il paziente depresso viene considerata rispetto alla sua sinergia costitutiva con l’alleanza terapeutica e nel suo essere profondamente radicata nella "capacità depressiva" del terapeuta, sottesa da una stabile condizione individuante di separatezza. Vengono anche evidenziati i limiti e le principali fonti di errore che possono distorcere la conoscenza empatica relativa allo stato mentale del paziente depresso, con particolare riferimento al rischio suicidario.

La depressione e il rapporto con il paziente: empatia, alleanza terapeutica, costruzione della fiducia.

Tugnoli S;Caracciolo S
2007

Abstract

Il contributo centra le proprie argomentazioni sulla relazione medico-paziente nella clinica della depressione sottolineando la necessità della integrazione tra approccio Nosografico-Descrittivo e approccio Psicodinamico, della osservazione "a distanza" dell'oggetto clinico dinamicamente articolata con la comprensione "in prossimità" del soggetto, della oscillazione “sisto-diastolica” tra movimenti separativi e movimenti empatico-identificativi dal parte del terapeuta. Viene valorizzata la prospettiva psicodinamica nella comprensione della clinica, in grado di sostanziare l'estensione semantica dei dati dell'osservazione con la possibilità di accesso al mondo interno del paziente e di precisare le coordinate dell'incontro tra due mondi soggettivi che definiscono un campo relazionale specifico. L'esperienza empatica del clinico nell’incontro con il paziente depresso viene considerata rispetto alla sua sinergia costitutiva con l’alleanza terapeutica e nel suo essere profondamente radicata nella "capacità depressiva" del terapeuta, sottesa da una stabile condizione individuante di separatezza. Vengono anche evidenziati i limiti e le principali fonti di errore che possono distorcere la conoscenza empatica relativa allo stato mentale del paziente depresso, con particolare riferimento al rischio suicidario.
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