Si dice che una buona interfaccia è trasparente, capace cioè di essere utile ed efficace senza essere percepibile: un sistema che mi permette cioè di ottenere ciò che mi interessa senza che io sia chiamato a compiere alcuno sforzo per individuarlo, capirlo o interpretarlo. Il livello di attenzione richiesto ad un utente nell’uso di un sistema di interfacce dipende in larga misura dalla coerenza delle stesse. Se il linguaggio (grafico, iconico, sonoro, verbale) varia in complessità, stile, forma o addirittura in significato tar un’interfaccia e l’altra l’effetto che si produce è quello del disorientamento. Anche una carenza di gerarchia nell’organizzazione dell’informazione può comprometterne l’interpretabilità. In linea di principio, gli elementi più importanti per lo svolgimento di una operazione dovrebbero essere quelli più facilmente individuabili, per forma, contrasto, posizione, dimensione, in assoluto o in paragone agli altri elementi compresenti. Inoltre, una interfaccia dovrebbe essere coerente anche con le capacità interpretative (linguistiche, culturali, percettive, operative) delle persone a cui si rivolge: nel caso di un ufficio pubblico, la totalità dei cittadini, di qualsiasi sesso, cultura, ceto, provenienza, abilità essi siano. Queste semplici considerazioni di base valgono per qualsiasi modello di interazione, per qualsiasi campo di applicazione in cui si abbia in mente di progettare una user experience, in qualsiasi contesto culturale o geografico sia situato, che sia esso fisico o immateriale. Con l’avvento dei sistemi informatici e la diffusione dei media, ed in particolar modo di Internet, anche funzioni od organi dello Stato che avevano un limitato livello di interazione diretta con il pubblico hanno cominciato inevitabilmente ad aprirsi al contatto con i cittadini ed hanno dovuto fare i conti con le conseguenze dell’uso di interfacce inadeguate o non progettate. In questo articolo l'autore fornisce una analisi di alcuni esempi di modi di interfaccia attraverso cui lo Stato e la P.A. si rappresentano e con cui interagiscono con i cittadini, e di come la percezione dello Stato possa essere influenzata dalla User Experience.

Studi pisani sul Parlamento. Vol. 7: La crisi del Parlamento nelle regole della sua percezione

Giuseppe Mincolelli
Primo
2017

Abstract

Si dice che una buona interfaccia è trasparente, capace cioè di essere utile ed efficace senza essere percepibile: un sistema che mi permette cioè di ottenere ciò che mi interessa senza che io sia chiamato a compiere alcuno sforzo per individuarlo, capirlo o interpretarlo. Il livello di attenzione richiesto ad un utente nell’uso di un sistema di interfacce dipende in larga misura dalla coerenza delle stesse. Se il linguaggio (grafico, iconico, sonoro, verbale) varia in complessità, stile, forma o addirittura in significato tar un’interfaccia e l’altra l’effetto che si produce è quello del disorientamento. Anche una carenza di gerarchia nell’organizzazione dell’informazione può comprometterne l’interpretabilità. In linea di principio, gli elementi più importanti per lo svolgimento di una operazione dovrebbero essere quelli più facilmente individuabili, per forma, contrasto, posizione, dimensione, in assoluto o in paragone agli altri elementi compresenti. Inoltre, una interfaccia dovrebbe essere coerente anche con le capacità interpretative (linguistiche, culturali, percettive, operative) delle persone a cui si rivolge: nel caso di un ufficio pubblico, la totalità dei cittadini, di qualsiasi sesso, cultura, ceto, provenienza, abilità essi siano. Queste semplici considerazioni di base valgono per qualsiasi modello di interazione, per qualsiasi campo di applicazione in cui si abbia in mente di progettare una user experience, in qualsiasi contesto culturale o geografico sia situato, che sia esso fisico o immateriale. Con l’avvento dei sistemi informatici e la diffusione dei media, ed in particolar modo di Internet, anche funzioni od organi dello Stato che avevano un limitato livello di interazione diretta con il pubblico hanno cominciato inevitabilmente ad aprirsi al contatto con i cittadini ed hanno dovuto fare i conti con le conseguenze dell’uso di interfacce inadeguate o non progettate. In questo articolo l'autore fornisce una analisi di alcuni esempi di modi di interfaccia attraverso cui lo Stato e la P.A. si rappresentano e con cui interagiscono con i cittadini, e di come la percezione dello Stato possa essere influenzata dalla User Experience.
9788867417285
User experience, interfaccia, potere, Stato, Cittadino, Design
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11392/2383037
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