Il focus è stato il rapporto tra Letteratura e Studi Urbani e per l’occasione abbiamo invitato alcuni scrittori italiani a dialogare con numerosi scienziati sociali (antropologi, sociologi e storici urbani) e urbanisti, architetti etc. Perché questo tema? Da anni, come studiosi (e non solo accademici) abbiamo imparato che esistono tecnologie di rappresentazione altre dalla scrittura per descrivere e studiare la città contemporanea. Ancora più in generale, abbiamo imparato (come antropologi, sociologi, urbanisti, architetti etc.) che la nostra cara “saggistica”, le nostre monografie, sono solo una delle tante macchine di scrittura attraverso le quali disegnare le città al centro dei nostri interessi di ricerca. Ma soprattutto, abbiamo iniziato a notare come queste macchine di scrittura non siano poi così (sempre) distinguibili. Che cosa è “Gomorra”, abbiamo iniziato a chiederci diversi anni fa? Un saggio, un romanzo, giornalismo, letteratura o un’etnografia? È qualcosa che ha anche fare con la fiction, o no? Perché costruire un numero della rivista su questo tema? Perché cercando risposte a queste domande abbiamo compreso quanto alcuni confini non ci aiutino più a rappresentare e studiare la città contemporanea. Basta tornare indietro (magari anche poco prima del processo di istituzionalizzazione delle nostre attuali discipline) e vedere quanto per esempio l’immaginario letterario abbia influenzato quello degli studiosi urbani, e viceversa. Quanto le “due culture” (per riprendere testi classici che meglio di noi hanno saputo affrontare questo tema), ovvero letteratura e produzione scientifica si siano influenzate a vicenda.

Editoriale "La città tra romanzo e studi urbani"

giuseppe scandurra
2017

Abstract

Il focus è stato il rapporto tra Letteratura e Studi Urbani e per l’occasione abbiamo invitato alcuni scrittori italiani a dialogare con numerosi scienziati sociali (antropologi, sociologi e storici urbani) e urbanisti, architetti etc. Perché questo tema? Da anni, come studiosi (e non solo accademici) abbiamo imparato che esistono tecnologie di rappresentazione altre dalla scrittura per descrivere e studiare la città contemporanea. Ancora più in generale, abbiamo imparato (come antropologi, sociologi, urbanisti, architetti etc.) che la nostra cara “saggistica”, le nostre monografie, sono solo una delle tante macchine di scrittura attraverso le quali disegnare le città al centro dei nostri interessi di ricerca. Ma soprattutto, abbiamo iniziato a notare come queste macchine di scrittura non siano poi così (sempre) distinguibili. Che cosa è “Gomorra”, abbiamo iniziato a chiederci diversi anni fa? Un saggio, un romanzo, giornalismo, letteratura o un’etnografia? È qualcosa che ha anche fare con la fiction, o no? Perché costruire un numero della rivista su questo tema? Perché cercando risposte a queste domande abbiamo compreso quanto alcuni confini non ci aiutino più a rappresentare e studiare la città contemporanea. Basta tornare indietro (magari anche poco prima del processo di istituzionalizzazione delle nostre attuali discipline) e vedere quanto per esempio l’immaginario letterario abbia influenzato quello degli studiosi urbani, e viceversa. Quanto le “due culture” (per riprendere testi classici che meglio di noi hanno saputo affrontare questo tema), ovvero letteratura e produzione scientifica si siano influenzate a vicenda.
Scandurra, Giuseppe
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11392/2379767
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