Despite the fact that the principles of the unity and indissolubility of the conjugal bond represent constituent and essential properties of the sacrament of marriage in Eastern law, Orthodox theology allows some exceptions due to the schlerocardia of man, permitting the “economic” application of the rule. The paper aims to outline the ontological essence of oikonomia as a transposition in the human dimension of the redeeming force of the divine condescension. According to tradition, the institution finds its privileged application in marriage; therefore, the intention is to demonstrate that Orthodox ecclesiology tolerates second marriages as the “lesser evil” compared to fornication. This applies both to second marriages of divorcees and widows/widowers, since the sacrament of marriage survives the physical death of the spouse and remains a real image of the Mystery of the Incarnation. The paper will then analyse the circumstances that justify the “economic” interpretation of the precept: the “moral death” of the marriage due to a serious and despicable act, collective good, the worse damage that could derive from the rigid interpretation of the rule (akribeia). Finally, it will seek to demonstrate that the ecclesiastic authority operates in virtue of the potestas clavium and, by imitating the divine mercy, applies oikonomia thus saving human nature made fragile by the original sin.

Nonostante i principi dell’unità e dell’indissolubilità del vincolo coniugale rappresentino caratteri costitutivi del sacramento nuziale nel diritto orientale, la teologia ortodossa riconosce alcune eccezioni, per la schlerocardia dell’uomo, consentendo l’applicazione “economica” della regola. Il contributo si prefigge di delineare brevemente l’essenza ontologica dell’oikonomia quale trasposizione nella dimensione umana della forza redentrice della condiscendenza divina. Dal momento che l’istituto trova un ambito di applicazione privilegiato nel matrimonio, l’intervento intende dimostrare che l’ecclesiologica pastorale ortodossa tollera le seconde nozze quale “male minore” rispetto alla fornicazione. Ciò è vero tanto nel caso delle seconde nozze del divorziato quanto in quelle del vedovo, poiché in Oriente il sacramento nuziale sopravvive alla morte fisica dello sposo e rimane immagine reale del Mistero dell’Incarnazione. L’intervento si soffermerà ad analizzare le circostanze che giustificano l’interpretazione “economica” del precetto: la “morte morale” del matrimonio a causa di un atto grave e riprovevole, il bene collettivo, i peggiori danni che potrebbero derivare dall’interpretazione rigida della regola (akribeia). Da ultimo si cercherà di dimostrare che l’autorità ecclesiastica opera in virtù della potestas clavium e, imitando la misericordia divina, applica l’oikonomia così soccorrendo la natura umana resa fragile dal peccato originale.

ΟἰΚΟΝΟΜΊΑ Y DIVORCIO EN EL DERECHO CANÓNICO ORTODOXO: LA APLICACIÓN MISERICORDIOSA DE LA LEY

MARTINELLI, Enrica
2017

Abstract

Nonostante i principi dell’unità e dell’indissolubilità del vincolo coniugale rappresentino caratteri costitutivi del sacramento nuziale nel diritto orientale, la teologia ortodossa riconosce alcune eccezioni, per la schlerocardia dell’uomo, consentendo l’applicazione “economica” della regola. Il contributo si prefigge di delineare brevemente l’essenza ontologica dell’oikonomia quale trasposizione nella dimensione umana della forza redentrice della condiscendenza divina. Dal momento che l’istituto trova un ambito di applicazione privilegiato nel matrimonio, l’intervento intende dimostrare che l’ecclesiologica pastorale ortodossa tollera le seconde nozze quale “male minore” rispetto alla fornicazione. Ciò è vero tanto nel caso delle seconde nozze del divorziato quanto in quelle del vedovo, poiché in Oriente il sacramento nuziale sopravvive alla morte fisica dello sposo e rimane immagine reale del Mistero dell’Incarnazione. L’intervento si soffermerà ad analizzare le circostanze che giustificano l’interpretazione “economica” del precetto: la “morte morale” del matrimonio a causa di un atto grave e riprovevole, il bene collettivo, i peggiori danni che potrebbero derivare dall’interpretazione rigida della regola (akribeia). Da ultimo si cercherà di dimostrare che l’autorità ecclesiastica opera in virtù della potestas clavium e, imitando la misericordia divina, applica l’oikonomia così soccorrendo la natura umana resa fragile dal peccato originale.
Martinelli, Enrica
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/11392/2379241
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