Il sito di Pirro Nord (citato in letteratura anche come Cava Pirro o Cava dell’Erba) è conosciuto a partire dagli anni 70 grazie alla definizione dell’Unità Faunistica di Pirro Nord (Abbazzi et al., 1996; Gliozzi et al., 1997). Nel 2006 alcuni elementi di industri litica, in associazione con le fune villafranchiane, sono stati rinvenuti all’interno della fessura P13 ed attribuiti su base biocronologica ad un intervallo compreso tra 1,3 e 1,7 Ma (Arzarello et al., 2007). Gli scavi sistematici condotti durante gli ultimi 6 anni e tutt’ora in corso hanno permesso di portare alla luce un’associazione faunistica composta da 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e più di 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, dall’istrice di grande taglia Hystrix refossa e dalla prima comparsa degli ungulati Bison degiulii ed Equus altidens; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena Pachycrocuta brevirostris, le tigri dai denti a sciabola Homotherium latidens e Megantereon whitei e i canidi Lycaon lycaonoides e Canis mosbachensis (Arzarello et al., 2011; Petrucci, 2008). Le industrie litiche rinvenute nella fessura sono state ottenute su materie prime locali (esclusivamente ciottoli di selce raccolti in posizione secondaria) e mostrano uno sfruttamento differenziato, in termini di metodi adottati per il débitage, sulla base della morfometria di partenza del blocco di materia prima. La produzione è stata fatta utilizzando un metodo opportunista (c.f. S.S.D.A.) associato ad una produzione centripeta per lo sfruttamento dei ciottoli di piccole dimensioni. L’insieme litico, attribuibile al Modo 1, è tecnologicamente assimilabile a quelli rinvenuti negli altri siti che attestano il primo popolamento del continente europeo (Carbonell et al., 2008; Toro-Moyano et al., 2011; Chrochet et al., 2009; Despriée et al., 2010).

Il sito di Pirro Nord (Apricena, FG) nel contesto del primo popolamento europeo: strategie di produzione ed influenza della materia prima.

ARZARELLO, Marta;PERETTO, Carlo
2017

Abstract

Il sito di Pirro Nord (citato in letteratura anche come Cava Pirro o Cava dell’Erba) è conosciuto a partire dagli anni 70 grazie alla definizione dell’Unità Faunistica di Pirro Nord (Abbazzi et al., 1996; Gliozzi et al., 1997). Nel 2006 alcuni elementi di industri litica, in associazione con le fune villafranchiane, sono stati rinvenuti all’interno della fessura P13 ed attribuiti su base biocronologica ad un intervallo compreso tra 1,3 e 1,7 Ma (Arzarello et al., 2007). Gli scavi sistematici condotti durante gli ultimi 6 anni e tutt’ora in corso hanno permesso di portare alla luce un’associazione faunistica composta da 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e più di 40 specie di mammiferi. Le analisi sistematiche su questi ultimi hanno portato a delineare una comunità caratterizzata da un elevato numero di erbivori, soprattutto cervidi, dall’istrice di grande taglia Hystrix refossa e dalla prima comparsa degli ungulati Bison degiulii ed Equus altidens; tra i numerosi carnivori merita ricordare la grande iena Pachycrocuta brevirostris, le tigri dai denti a sciabola Homotherium latidens e Megantereon whitei e i canidi Lycaon lycaonoides e Canis mosbachensis (Arzarello et al., 2011; Petrucci, 2008). Le industrie litiche rinvenute nella fessura sono state ottenute su materie prime locali (esclusivamente ciottoli di selce raccolti in posizione secondaria) e mostrano uno sfruttamento differenziato, in termini di metodi adottati per il débitage, sulla base della morfometria di partenza del blocco di materia prima. La produzione è stata fatta utilizzando un metodo opportunista (c.f. S.S.D.A.) associato ad una produzione centripeta per lo sfruttamento dei ciottoli di piccole dimensioni. L’insieme litico, attribuibile al Modo 1, è tecnologicamente assimilabile a quelli rinvenuti negli altri siti che attestano il primo popolamento del continente europeo (Carbonell et al., 2008; Toro-Moyano et al., 2011; Chrochet et al., 2009; Despriée et al., 2010).
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