Scopo di questo capitolo è quello di illustrare il ruolo ed i contenuti principali dei sistemi informativi applicati alle aziende culturali. Lo svolgimento di questa trattazione appare, nello specifico, non del tutto agevole, alla luce dell’evoluzione dello stesso concetto di azienda cul-turale che si è verificato negli ultimi anni. Fino al termine dello scorso secolo, infatti, sebbene vi fosse già chiarezza sulla complessità di rilevare in maniera univoca un settore industriale legato alla parola “cultura” (Dubini, 1999; Throsby, 2001), il settore culturale stesso veniva trattato con precipuo riferimento a quelle realtà aziendali che svolgevano attività strettamente correlate alle arti e alla cultura (Trimarchi 1993), quali quella museale, teatrale, bi-bliotecaria, archivistica o altre ad esse collegate, ma di tradizionale per-tinenza del settore pubblico (in particolare in Italia). Oggi, invece, an-che per via delle spinte in tal senso delle istituzioni comunitarie, a livel-lo internazionale (KEA, 2006; 2009) è consuetudine riferirsi al settore culturale come ad un settore ampio e composito, che comprende un numero molto ampio di attività aziendali, tanto che la definizione più diffusa per riferirvisi è oggi quella di “settore culturale e creativo” (Commissione Europea, 2010). Rientrano pertanto in questo macro-settore “culturale e creativo” le aziende che appartengono ai seguenti gruppi (KEA, 2006): - “core arts field”, che comprende le aziende impegnate in attività di realizzazione di manufatti artistici (visual arts), quelle impe-gnate negli spettacoli dal vivo (performing arts) e quelle che si occupano della conservazione, tutela e fruizione per la colletti-vità di opere e prodotti di contenuto artistico e culturale (catego-ria “heritage”, che comprende in questo schema musei, biblio-teche, siti archeologici ed archivi); - “cultural industries”, che comprende media, editoria, cinema e video, musica e videogiochi; - “creative industries and activities”, che comprende moda e de-sign, architettura e promozione commerciale; - “related industries”, vale a dire la produzione di contenuti mul-timediali e le nuove tecnologie digitali ed informatiche. L’elenco qui riportato mette dunque in luce come la considerazione del settore “culturale e creativo” nella sua accezione più allargata porti a tenere conto di una pluralità assai complessa e variegata di tipologie di aziende, che in parte svolgono attività no profit, in parte decisamen-te orientate al profitto. Inoltre, in questo ampio comparto si possono trovare aziende che occupano di svolgere servizi di utilità sociale e collettiva, ma con scarso impatto reddituale ed anche aziende che in-vece hanno alto potenziale di redditività, così come molte situazioni intermedie fra questi due estremi. Pur in un quadro molto ampio e differenziato, riferendosi ai sistemi informativi delle aziende culturali, è possibile individuare alcuni ele-menti e caratteristiche base degli stessi che risultano emergere in ma-niera dominante e diffusa. Per prima cosa, i sistemi informativi aziendali mantengono il loro duplice carattere di destinazione interna ed esterna. Con riferimento al-la prima, viene ad emergere il ruolo dei sistemi informativi a supporto delle decisioni e dei controlli interni; la destinazione esterna è invece prevalentemente relativa al flusso di comunicazione verso gli stakehol-der rilevanti per l’azienda. I sistemi informativi utilizzati con finalità interne tendono ad assu-mere specificità applicative a seconda del contesto di attuazione, in particolare quando siano riferite ad aziende culturali appartenenti al settore privato o pubblico. Tali differenze saranno sottolineate ed evi-denziate nei successivi paragrafi del lavoro, ma, di fatto, si sostanziano nell’utilizzo prevalente degli strumenti informativo-contabili tipici della contabilità economico-patrimoniale di stampo “privatistico” piuttosto che di quella finanziaria, tipica del settore pubblico. Tale distinzione, ancora presente nella pratica applicativa delle aziende, comporta però delle carenze informative per il supporto deci-sionale, in particolare dove la contabilità economico-patrimoniale non è sviluppata o è portata avanti come un mero formalismo. Si ritiene che anche nel settore culturale, concordemente a ciò che sta avvenendo, seppure non senza fatica, in tanti settori della pubblica amministrazio-ne (Anselmi, 2014; Borgonovi et al., 2013), i tempi siano maturi per indirizzare i sistemi informativo-contabili verso profili di integrazione e di armonizzazione (Badia, 2010; del Sordo e Orelli, 2011). I sistemi informativi con finalità interne vanno considerati in merito non solo agli strumenti di bilancio di un’azienda culturale, ma anche a quelli legati a tutto il sistema di pianificazione e controllo strategico, programmazione e controllo di gestione (Brunetti, 1979; Paolini, 1993). Nelle aziende culturali, come in qualsiasi tipologia di azienda, questo tipo di informazioni sono essenziali per il funzionamento e l’orientamento di tutto il sistema d’azienda verso gli obiettivi dell’efficienza e dell’efficacia; ciò nonostante, in queste aziende è raro trovare corrette e complete pratiche di pianificazione, programmazione e controllo (Donato, 2010). Passando invece a considerare la dimensione esterna dei sistemi in-formativi, pare si possa dire che le differenze fra aziende culturali e creative del settore pubblico e privato siano meno rilevanti. Un’azienda di questo settore, infatti, sia che orienti la sua attività al profitto in sen-so stretto, sia che si rivolga a settori legati alla “produzione, distribu-zione e consumo” (Giannessi, 1979, p. 11) di “beni meritori” (Musgra-ve, 1959), ha una finalità di stampo sociale e dei doveri informativi e di comunicazione nei confronti della collettività (Matacena, 2007; Si-blio Parri, 2007). Tali doveri, certamente, assumono un rilievo maggio-re per le aziende di proprietà pubblica, ma ciò non vuol dire che per-dano di significato per le imprese private di questo settore. Legato a queste problematiche è il tema dell'accountability, che nel presente vo-lume trova ampio spazio di discussione nell'ambito del capitolo 6 dedi-cato all'orientamento dei musei all'accountabiity.

I sistemi informativi nelle aziende culturali

BADIA, Francesco
2015

Abstract

Scopo di questo capitolo è quello di illustrare il ruolo ed i contenuti principali dei sistemi informativi applicati alle aziende culturali. Lo svolgimento di questa trattazione appare, nello specifico, non del tutto agevole, alla luce dell’evoluzione dello stesso concetto di azienda cul-turale che si è verificato negli ultimi anni. Fino al termine dello scorso secolo, infatti, sebbene vi fosse già chiarezza sulla complessità di rilevare in maniera univoca un settore industriale legato alla parola “cultura” (Dubini, 1999; Throsby, 2001), il settore culturale stesso veniva trattato con precipuo riferimento a quelle realtà aziendali che svolgevano attività strettamente correlate alle arti e alla cultura (Trimarchi 1993), quali quella museale, teatrale, bi-bliotecaria, archivistica o altre ad esse collegate, ma di tradizionale per-tinenza del settore pubblico (in particolare in Italia). Oggi, invece, an-che per via delle spinte in tal senso delle istituzioni comunitarie, a livel-lo internazionale (KEA, 2006; 2009) è consuetudine riferirsi al settore culturale come ad un settore ampio e composito, che comprende un numero molto ampio di attività aziendali, tanto che la definizione più diffusa per riferirvisi è oggi quella di “settore culturale e creativo” (Commissione Europea, 2010). Rientrano pertanto in questo macro-settore “culturale e creativo” le aziende che appartengono ai seguenti gruppi (KEA, 2006): - “core arts field”, che comprende le aziende impegnate in attività di realizzazione di manufatti artistici (visual arts), quelle impe-gnate negli spettacoli dal vivo (performing arts) e quelle che si occupano della conservazione, tutela e fruizione per la colletti-vità di opere e prodotti di contenuto artistico e culturale (catego-ria “heritage”, che comprende in questo schema musei, biblio-teche, siti archeologici ed archivi); - “cultural industries”, che comprende media, editoria, cinema e video, musica e videogiochi; - “creative industries and activities”, che comprende moda e de-sign, architettura e promozione commerciale; - “related industries”, vale a dire la produzione di contenuti mul-timediali e le nuove tecnologie digitali ed informatiche. L’elenco qui riportato mette dunque in luce come la considerazione del settore “culturale e creativo” nella sua accezione più allargata porti a tenere conto di una pluralità assai complessa e variegata di tipologie di aziende, che in parte svolgono attività no profit, in parte decisamen-te orientate al profitto. Inoltre, in questo ampio comparto si possono trovare aziende che occupano di svolgere servizi di utilità sociale e collettiva, ma con scarso impatto reddituale ed anche aziende che in-vece hanno alto potenziale di redditività, così come molte situazioni intermedie fra questi due estremi. Pur in un quadro molto ampio e differenziato, riferendosi ai sistemi informativi delle aziende culturali, è possibile individuare alcuni ele-menti e caratteristiche base degli stessi che risultano emergere in ma-niera dominante e diffusa. Per prima cosa, i sistemi informativi aziendali mantengono il loro duplice carattere di destinazione interna ed esterna. Con riferimento al-la prima, viene ad emergere il ruolo dei sistemi informativi a supporto delle decisioni e dei controlli interni; la destinazione esterna è invece prevalentemente relativa al flusso di comunicazione verso gli stakehol-der rilevanti per l’azienda. I sistemi informativi utilizzati con finalità interne tendono ad assu-mere specificità applicative a seconda del contesto di attuazione, in particolare quando siano riferite ad aziende culturali appartenenti al settore privato o pubblico. Tali differenze saranno sottolineate ed evi-denziate nei successivi paragrafi del lavoro, ma, di fatto, si sostanziano nell’utilizzo prevalente degli strumenti informativo-contabili tipici della contabilità economico-patrimoniale di stampo “privatistico” piuttosto che di quella finanziaria, tipica del settore pubblico. Tale distinzione, ancora presente nella pratica applicativa delle aziende, comporta però delle carenze informative per il supporto deci-sionale, in particolare dove la contabilità economico-patrimoniale non è sviluppata o è portata avanti come un mero formalismo. Si ritiene che anche nel settore culturale, concordemente a ciò che sta avvenendo, seppure non senza fatica, in tanti settori della pubblica amministrazio-ne (Anselmi, 2014; Borgonovi et al., 2013), i tempi siano maturi per indirizzare i sistemi informativo-contabili verso profili di integrazione e di armonizzazione (Badia, 2010; del Sordo e Orelli, 2011). I sistemi informativi con finalità interne vanno considerati in merito non solo agli strumenti di bilancio di un’azienda culturale, ma anche a quelli legati a tutto il sistema di pianificazione e controllo strategico, programmazione e controllo di gestione (Brunetti, 1979; Paolini, 1993). Nelle aziende culturali, come in qualsiasi tipologia di azienda, questo tipo di informazioni sono essenziali per il funzionamento e l’orientamento di tutto il sistema d’azienda verso gli obiettivi dell’efficienza e dell’efficacia; ciò nonostante, in queste aziende è raro trovare corrette e complete pratiche di pianificazione, programmazione e controllo (Donato, 2010). Passando invece a considerare la dimensione esterna dei sistemi in-formativi, pare si possa dire che le differenze fra aziende culturali e creative del settore pubblico e privato siano meno rilevanti. Un’azienda di questo settore, infatti, sia che orienti la sua attività al profitto in sen-so stretto, sia che si rivolga a settori legati alla “produzione, distribu-zione e consumo” (Giannessi, 1979, p. 11) di “beni meritori” (Musgra-ve, 1959), ha una finalità di stampo sociale e dei doveri informativi e di comunicazione nei confronti della collettività (Matacena, 2007; Si-blio Parri, 2007). Tali doveri, certamente, assumono un rilievo maggio-re per le aziende di proprietà pubblica, ma ciò non vuol dire che per-dano di significato per le imprese private di questo settore. Legato a queste problematiche è il tema dell'accountability, che nel presente vo-lume trova ampio spazio di discussione nell'ambito del capitolo 6 dedi-cato all'orientamento dei musei all'accountabiity.
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