Introduzione Le spondilodisciti (SD), patologie infettive a prevalenza relativamente bassa (2-3 casi/100.000), hanno subito negli ultimi anni un incremento per invecchiamento della popolazione, prolungata aspettativa di vita di pazienti con malattie croniche debilitanti ed utilizzo sempre più crescente di dispositivi intravascolari. Tuttavia, nella pratica clinica, la presenza di una possibile infezione vertebrale continua ad essere una diagnosi tardiva, sia per effettive difficoltà diagnostiche che l’SD ancora presenta, sia perché in ambito medico non specialistico, si tende a pensare ad una diagnosi di SD in seconda istanza. Obiettivi Il nostro studio analizza retrospettivamente 29 pazienti (età media 59 aa, maschi/femmine 2:1) ricoverati presso l’UOC di Malattie Infettive Universitaria (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara) dal 2012 al 2016 per SD. Risultati Le sedi maggiormente coinvolte erano quelle cervicale (6,8%); dorsale (41%); dorso-lombare (10%) e lombo-sacrale (44%). L’agente eziologico veniva individuato nel 44,8% dei pazienti ed i germi più rappresentati erano, nonostante la casistica limitata, gram positivi ed anche anaerobi (13,7%). I fattori predisponenti lo sviluppo dell’infezione erano principalmente le endocarditi batteriche e le batteriemie a partenza urinaria. Due pazienti con eziologia da gram negativi, avevano subito un intervento a carico della colonna. L’outcome è stata favorevole nella maggior parte dei casi (68%), con completa restituito ad integrum. Il 13,7 % dei pazienti ha riportato esiti, il 3,4% presenta attualmente un’infezione cronica per cui esegue terapia antibiotica soppressiva sine die, un paziente è deceduto e 3 si sono persi al follow up. Dall’analisi effettuata emerge che il tempo di degenza è risultato essere molto più lungo nei pazienti senza una diagnosi eziologica vs quelli con isolamento microbiologico (p<0.001). Inoltre, 20/29 pazienti (68,9%) presentavano febbre + dolore + ipostenia o alterazioni della sensibilità periferica. Nei restanti casi, i tre sintomi comparivano comunque in tutti i pazienti anche se non in contemporanea associazione. Conclusioni La SD rappresenta tuttora un’infezione a decorso subdolo che può manifestarsi in maniera clinicamente evidente con conseguenze talora infauste sia quoad vitam che soprattutto quoad valetitudinem. Il nostro studio è retrospettivo e inoltre presenta i limiti legati all’esiguità della casistica. Da esso tuttavia emerge che il sospetto diagnostico di SD in pazienti con febbre associata a rachialgie e/o ipostenia o alterazioni della sensibilità periferica, può portare, a nostro avviso, alla possibilità di implementare il numero delle diagnosi eziologiche di SD ed anche di ridurre i tempi di degenza e i costi ad essi associati.

SPONDILODISCITI: STUDIO RETROSPETTIVO SU 29 CASI OSSERVATI A FERRARA.

GRILLI, Anastasio;DI NUZZO, Mariachiara;MARITATI, Martina;CERUTI, Stefano;CONTINI, Carlo
2016

Abstract

Introduzione Le spondilodisciti (SD), patologie infettive a prevalenza relativamente bassa (2-3 casi/100.000), hanno subito negli ultimi anni un incremento per invecchiamento della popolazione, prolungata aspettativa di vita di pazienti con malattie croniche debilitanti ed utilizzo sempre più crescente di dispositivi intravascolari. Tuttavia, nella pratica clinica, la presenza di una possibile infezione vertebrale continua ad essere una diagnosi tardiva, sia per effettive difficoltà diagnostiche che l’SD ancora presenta, sia perché in ambito medico non specialistico, si tende a pensare ad una diagnosi di SD in seconda istanza. Obiettivi Il nostro studio analizza retrospettivamente 29 pazienti (età media 59 aa, maschi/femmine 2:1) ricoverati presso l’UOC di Malattie Infettive Universitaria (Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara) dal 2012 al 2016 per SD. Risultati Le sedi maggiormente coinvolte erano quelle cervicale (6,8%); dorsale (41%); dorso-lombare (10%) e lombo-sacrale (44%). L’agente eziologico veniva individuato nel 44,8% dei pazienti ed i germi più rappresentati erano, nonostante la casistica limitata, gram positivi ed anche anaerobi (13,7%). I fattori predisponenti lo sviluppo dell’infezione erano principalmente le endocarditi batteriche e le batteriemie a partenza urinaria. Due pazienti con eziologia da gram negativi, avevano subito un intervento a carico della colonna. L’outcome è stata favorevole nella maggior parte dei casi (68%), con completa restituito ad integrum. Il 13,7 % dei pazienti ha riportato esiti, il 3,4% presenta attualmente un’infezione cronica per cui esegue terapia antibiotica soppressiva sine die, un paziente è deceduto e 3 si sono persi al follow up. Dall’analisi effettuata emerge che il tempo di degenza è risultato essere molto più lungo nei pazienti senza una diagnosi eziologica vs quelli con isolamento microbiologico (p<0.001). Inoltre, 20/29 pazienti (68,9%) presentavano febbre + dolore + ipostenia o alterazioni della sensibilità periferica. Nei restanti casi, i tre sintomi comparivano comunque in tutti i pazienti anche se non in contemporanea associazione. Conclusioni La SD rappresenta tuttora un’infezione a decorso subdolo che può manifestarsi in maniera clinicamente evidente con conseguenze talora infauste sia quoad vitam che soprattutto quoad valetitudinem. Il nostro studio è retrospettivo e inoltre presenta i limiti legati all’esiguità della casistica. Da esso tuttavia emerge che il sospetto diagnostico di SD in pazienti con febbre associata a rachialgie e/o ipostenia o alterazioni della sensibilità periferica, può portare, a nostro avviso, alla possibilità di implementare il numero delle diagnosi eziologiche di SD ed anche di ridurre i tempi di degenza e i costi ad essi associati.
Spondilodisciti, Gram positivi, Gram negativi, Anaerobi, Dolore, Febbre, Deficit forza
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