Alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità va il merito, tra gli altri, di avere contribuito in modo decisivo a portare sul piano del diritto internazionale la soggettività delle donne con disabilità, destinatarie di una specifica previsione normativa (art. 6), nonché di numerosi riferimenti che sono espressione di una sensibilità di genere. Questa attenzione ha, chiaramente, ripercussioni giuridiche, laddove vengono rese finalmente visibili le violazioni dei diritti umani sofferte dalle donne con disabilità (segregazione, sterilizzazione forzata, abusi in primis). Non vanno taciuti nemmeno i risvolti sociali, dato che pregiudizi ed invisibilità ancora oggi caratterizzano le vite delle donne con disabilità, vittime di una quotidiana discriminazione che le colpisce in quanto donne ed in quanto persone disabili. La Convenzione pone la propria attenzione anche su questo aspetto, sensibilizzando circa la necessità di agire per combattere i pregiudizi diffusi. Finalmente, insomma, si riconosce che anche le quotidiane esperienze di umiliazione e mancato riconoscimento sono occasioni in cui vengono violati i diritti umani. Ai Disability Studies ed ai Feminist Studies va dato atto di avere influenzato in modo determinante la maturazione di una sensibilità sul tema, anche se entrambi non hanno prestato adeguata attenzione alle donne con disabilità, forse portatrici di corpi e menti troppo differenti. I Feminist Disability Studies rappresentano allora un filone di riflessione che rivela la propria importanza proprio in virtù del fatto che pone al centro della propria indagine il vissuto delle donne con disabilità, focus privilegiato attraverso il quale inaugurare ricerche che finalmente riescano a combattere i pregiudizi e ad eliminare le discriminazioni tenendo conto della quotidiana esperienza di chi vive con un corpo disabile. Si evitano, in questo modo, sia il riduzionismo biologico, sia la deriva del culturalismo radicale, e diviene finalmente possibile riconoscere gli elementi di comunanza tra tutti gli individui, che proprio in nome della loro diversità hanno diritto ad un’eguale riconoscimento e sono titolari dei medesimi diritti.

Real Bodies. Donne, disabilità e diritti tra rivendicazioni e riconoscimento

BERNARDINI, Maria Giulia
2013

Abstract

Alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità va il merito, tra gli altri, di avere contribuito in modo decisivo a portare sul piano del diritto internazionale la soggettività delle donne con disabilità, destinatarie di una specifica previsione normativa (art. 6), nonché di numerosi riferimenti che sono espressione di una sensibilità di genere. Questa attenzione ha, chiaramente, ripercussioni giuridiche, laddove vengono rese finalmente visibili le violazioni dei diritti umani sofferte dalle donne con disabilità (segregazione, sterilizzazione forzata, abusi in primis). Non vanno taciuti nemmeno i risvolti sociali, dato che pregiudizi ed invisibilità ancora oggi caratterizzano le vite delle donne con disabilità, vittime di una quotidiana discriminazione che le colpisce in quanto donne ed in quanto persone disabili. La Convenzione pone la propria attenzione anche su questo aspetto, sensibilizzando circa la necessità di agire per combattere i pregiudizi diffusi. Finalmente, insomma, si riconosce che anche le quotidiane esperienze di umiliazione e mancato riconoscimento sono occasioni in cui vengono violati i diritti umani. Ai Disability Studies ed ai Feminist Studies va dato atto di avere influenzato in modo determinante la maturazione di una sensibilità sul tema, anche se entrambi non hanno prestato adeguata attenzione alle donne con disabilità, forse portatrici di corpi e menti troppo differenti. I Feminist Disability Studies rappresentano allora un filone di riflessione che rivela la propria importanza proprio in virtù del fatto che pone al centro della propria indagine il vissuto delle donne con disabilità, focus privilegiato attraverso il quale inaugurare ricerche che finalmente riescano a combattere i pregiudizi e ad eliminare le discriminazioni tenendo conto della quotidiana esperienza di chi vive con un corpo disabile. Si evitano, in questo modo, sia il riduzionismo biologico, sia la deriva del culturalismo radicale, e diviene finalmente possibile riconoscere gli elementi di comunanza tra tutti gli individui, che proprio in nome della loro diversità hanno diritto ad un’eguale riconoscimento e sono titolari dei medesimi diritti.
Bernardini, Maria Giulia
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