Forty years after his death, Carlo Scarpa is probably the best known Ital-ian architect abroad. There are in-depth critical studies on his figure, the bibliography on his works is vast; nevertheless the density of his work is such as to always open new glimpses of interest. Today the full accessi-bility to its archives allows us to follow the development of your ideas based on the original drawings. The essay focuses on a specific problem and on a particular place, the re-lationship between architecture and landscape in the "Asolan" works: the Canovian plaster cast (1955-1957) in Possagno and the Brion tomb (1969-1978) in S. Vito di Altivole. In the plaster cast, the +1.37 m altitude marks the level of the feet; in the Brion tomb, the +1.62 m altitude fixes eye level. Between these two ex-tremes, Scarpa calibrates his architectural landscapes like optical ma-chines, to see far away without being seen. The magnificent obsession with "perfect seeing" is so compelling in him that it seems to impose on him the need for a constant reference point from which to measure the dimensional variations transcribed in the world of its forms: the horizon. Thus Scarpa shows us that architecture is the sublime play of materials arranged below and above the horizon.

A quaranta anni dalla sua morte, Carlo Scarpa è probabilmente l’architetto italiano più conosciuto all’estero. Sulla sua figura esistono approfonditi studi critici, la bibliografia sulle sue opere è vasta; ciò nonostante la densità del suo lavoro è tale da aprire sempre nuovi spiragli di interesse. Oggi la integrale accessibilità ai suoi archivi consente di seguire lo sviluppo delle sue idee basandosi sui disegni originali. Il saggio si concentra su un problema specifico e su un luogo particolare, il rapporto fra architettura e paesaggio nei lavori “asolani”: la gipsoteca canoviana (1955-1957) a Possagno e la tomba Brion (1969-1978) a S. Vito di Altivole. Nella gipsoteca, la quota +1,37 mt segna il livello dei piedi; nella tomba Brion, la quota +1,62 mt fissa il livello degli occhi. Fra questi due estremi Scarpa calibra i suoi paesaggi architettonici come macchine ottiche, per vedere lontano senza essere visti. La magnifica ossessione del “vedere perfetto” è in lui così impellente, che sembra imporgli la necessità di un punto di riferimento costante dal quale misurare le variazioni dimensionali trascritte nel mondo delle sue forme: l’orizzonte. Scarpa ci dimostra così che architettura è il gioco sublime dei materiali disposti sotto e sopra la linea dell’orizzonte.

Quote e orizzonti. Carlo Scarpa e i paesaggi veneti

FREDIANI, Gianluca
2015

Abstract

Forty years after his death, Carlo Scarpa is probably the best known Ital-ian architect abroad. There are in-depth critical studies on his figure, the bibliography on his works is vast; nevertheless the density of his work is such as to always open new glimpses of interest. Today the full accessi-bility to its archives allows us to follow the development of your ideas based on the original drawings. The essay focuses on a specific problem and on a particular place, the re-lationship between architecture and landscape in the "Asolan" works: the Canovian plaster cast (1955-1957) in Possagno and the Brion tomb (1969-1978) in S. Vito di Altivole. In the plaster cast, the +1.37 m altitude marks the level of the feet; in the Brion tomb, the +1.62 m altitude fixes eye level. Between these two ex-tremes, Scarpa calibrates his architectural landscapes like optical ma-chines, to see far away without being seen. The magnificent obsession with "perfect seeing" is so compelling in him that it seems to impose on him the need for a constant reference point from which to measure the dimensional variations transcribed in the world of its forms: the horizon. Thus Scarpa shows us that architecture is the sublime play of materials arranged below and above the horizon.
2015
9788874626991
A quaranta anni dalla sua morte, Carlo Scarpa è probabilmente l’architetto italiano più conosciuto all’estero. Sulla sua figura esistono approfonditi studi critici, la bibliografia sulle sue opere è vasta; ciò nonostante la densità del suo lavoro è tale da aprire sempre nuovi spiragli di interesse. Oggi la integrale accessibilità ai suoi archivi consente di seguire lo sviluppo delle sue idee basandosi sui disegni originali. Il saggio si concentra su un problema specifico e su un luogo particolare, il rapporto fra architettura e paesaggio nei lavori “asolani”: la gipsoteca canoviana (1955-1957) a Possagno e la tomba Brion (1969-1978) a S. Vito di Altivole. Nella gipsoteca, la quota +1,37 mt segna il livello dei piedi; nella tomba Brion, la quota +1,62 mt fissa il livello degli occhi. Fra questi due estremi Scarpa calibra i suoi paesaggi architettonici come macchine ottiche, per vedere lontano senza essere visti. La magnifica ossessione del “vedere perfetto” è in lui così impellente, che sembra imporgli la necessità di un punto di riferimento costante dal quale misurare le variazioni dimensionali trascritte nel mondo delle sue forme: l’orizzonte. Scarpa ci dimostra così che architettura è il gioco sublime dei materiali disposti sotto e sopra la linea dell’orizzonte.
Visual art, Landscapes, Carlo Scarpa, Modern Architecture, Museums
Arte visuale, Paesaggio, Carlo Scarpa, Architettura moderna. Musei
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