Il lavoro di analisi di un’epoca nei confronti di un’altra pone, da un punto di vista critico, ben più di una questione. Del tutto privo di una sua immagine addomesticata, emerso dalla voragine di un tempo opaco perché non ancora ridisegnato secondo una rete di codici che lo renda leggibile a un occhio contemporaneo, ogni testo giunto a noi da un universo culturalmente “altro” porta con sé, nel momento della sua apparizione, tutta la lontananza del proprio mondo rispetto al nostro. Lavorare su testi settecenteschi comporta non soltanto il problema di un’individuazione di elementi di affinità, tematici o formali, che permettano di riconoscerli all’interno di questa o quella categoria interpretativa, ma anche un’interrogazione sostanziale sul vuoto, sull’estraneità assoluta di quelle “immagini impensabili” che necessariamente ogni epoca lontana sembra portare con sé. Partendo da questo stesso vuoto, dai punti di scarto, di non coincidenza tra la società culturale settecentesca e la nostra, questo studio si muove attraverso la produzione di quattro diversi autori - Tiphaigne de la Roche, Potocki, Hoffmann, Calvino - e la conseguente articolazione di quattro diversi orizzonti di indagine percettiva. Quattro autori in grado di farci entrare all’interno di una rete tematica complessa, fatta di rimandi, echi, rispondenze e opposizioni non sempre prevedibili. Quattro diverse strategie di percezione del reale certamente non secondarie per un’analisi dell’identità europea moderna e delle sue infinite contraddizioni

L'ingannevole prossimità del mondo. Forme della percezione nel romanzo moderno

MATTAZZI, Isabella Liberta'
2011

Abstract

Il lavoro di analisi di un’epoca nei confronti di un’altra pone, da un punto di vista critico, ben più di una questione. Del tutto privo di una sua immagine addomesticata, emerso dalla voragine di un tempo opaco perché non ancora ridisegnato secondo una rete di codici che lo renda leggibile a un occhio contemporaneo, ogni testo giunto a noi da un universo culturalmente “altro” porta con sé, nel momento della sua apparizione, tutta la lontananza del proprio mondo rispetto al nostro. Lavorare su testi settecenteschi comporta non soltanto il problema di un’individuazione di elementi di affinità, tematici o formali, che permettano di riconoscerli all’interno di questa o quella categoria interpretativa, ma anche un’interrogazione sostanziale sul vuoto, sull’estraneità assoluta di quelle “immagini impensabili” che necessariamente ogni epoca lontana sembra portare con sé. Partendo da questo stesso vuoto, dai punti di scarto, di non coincidenza tra la società culturale settecentesca e la nostra, questo studio si muove attraverso la produzione di quattro diversi autori - Tiphaigne de la Roche, Potocki, Hoffmann, Calvino - e la conseguente articolazione di quattro diversi orizzonti di indagine percettiva. Quattro autori in grado di farci entrare all’interno di una rete tematica complessa, fatta di rimandi, echi, rispondenze e opposizioni non sempre prevedibili. Quattro diverse strategie di percezione del reale certamente non secondarie per un’analisi dell’identità europea moderna e delle sue infinite contraddizioni
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