Con l’emanazione da parte della Comunità Europea della nuova direttiva sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD) 2010/31/UE, che prevede che i nuovi edifici debbano essere caratterizzati energeticamente da un consumo “quasi zero”; nonché dalla direttiva 2012/27/UE sugli usi finali dell’energia, che prevede che a partire dal 2014 gli Enti pubblici riqualifichino almeno il 3% del parco edilizio esistente con tecniche e tecnologie innovative e dimostrative. Il concetto di edificio passivo non riguarda solamente i consumi per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda, ma anche i consumi estivi che nel clima mediterraneo hanno una forte incidenza sul fabbisogno annuo, senza trascurare anche quei consumi energetici indiretti che si tende a non considerare nell’analisi energetica “tradizionale” degli edifici. Tra questi il consumo di acqua potabile, l’utilizzo di mezzi elettrici oppure il consumo energetico dei materiali e di tecnologie utilizzate per la realizzazione dell’edificio stesso (nota come energia grigia). E’ importante pertanto riuscire a caratterizzare il consumo energetico totale dell’edificio per poter avere una sua “impronta energetica”. Nella consapevolezza che l’individuazione di standard prestazionali dipende molto anche dalle norme tecniche di supporto, nonché da varie questioni di carattere sociale, economico e politico, l’intento è quello di formulare alcune ipotesi valutazione convenzionale, supportate da opportune argomentazioni di natura tecnico-scientifica e normativa. Il presente documento mira, inoltre ad analizzare lo studio svolto e le scelte tecniche e prestazionali adottate per definire lo standard sperimentale di casa passiva mediterranea, nonché valutare l’impatto economico, energetico ed ambientale da parte di un Ente pubblico, nell’attuare tale standard, utilizzando come studio una tipologia di edificio pubblico ricorrente nei nostri territori.

lo standard energetico sperimentale della casa passiva mediterranea

LAMBRUSCHI, ALEX;BIZZARRI, Giacomo
2013

Abstract

Con l’emanazione da parte della Comunità Europea della nuova direttiva sull’efficienza energetica degli edifici (EPBD) 2010/31/UE, che prevede che i nuovi edifici debbano essere caratterizzati energeticamente da un consumo “quasi zero”; nonché dalla direttiva 2012/27/UE sugli usi finali dell’energia, che prevede che a partire dal 2014 gli Enti pubblici riqualifichino almeno il 3% del parco edilizio esistente con tecniche e tecnologie innovative e dimostrative. Il concetto di edificio passivo non riguarda solamente i consumi per la climatizzazione invernale e la produzione di acqua calda, ma anche i consumi estivi che nel clima mediterraneo hanno una forte incidenza sul fabbisogno annuo, senza trascurare anche quei consumi energetici indiretti che si tende a non considerare nell’analisi energetica “tradizionale” degli edifici. Tra questi il consumo di acqua potabile, l’utilizzo di mezzi elettrici oppure il consumo energetico dei materiali e di tecnologie utilizzate per la realizzazione dell’edificio stesso (nota come energia grigia). E’ importante pertanto riuscire a caratterizzare il consumo energetico totale dell’edificio per poter avere una sua “impronta energetica”. Nella consapevolezza che l’individuazione di standard prestazionali dipende molto anche dalle norme tecniche di supporto, nonché da varie questioni di carattere sociale, economico e politico, l’intento è quello di formulare alcune ipotesi valutazione convenzionale, supportate da opportune argomentazioni di natura tecnico-scientifica e normativa. Il presente documento mira, inoltre ad analizzare lo studio svolto e le scelte tecniche e prestazionali adottate per definire lo standard sperimentale di casa passiva mediterranea, nonché valutare l’impatto economico, energetico ed ambientale da parte di un Ente pubblico, nell’attuare tale standard, utilizzando come studio una tipologia di edificio pubblico ricorrente nei nostri territori.
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