Negli ultimi anni il tema dlel'effettività della CEDU a livello nazionale è divenuto scottante anche per effetto della compresenza della Carta dei diritti fondamentali dell'UE: i giudici nazionali stanno chiaramente tentando di strumentalizzare la Carta di Nizza al fine di far ricorso alle prerogative del diritto dell'UE (primato, effetti diretti, rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia) anche per l'applicazione del diritto CEDU e a prescindere dai limiti competenziali chiaramente fissati nell'art. 51 della Carta di Nizza. Il fenomeno è rivelatore del disagio causato nei giudici dal doppio standard di tutela dei diritti: i diritti economici (le libertà fondamentali del TFUE) appaiono meglio attrezzati di quelli civili , politici e sociali. Una possibile risposta a tale discrasia è quella di avere diretto accesso a Strasburgo da parte del ricorrente senza dover procedere al defatigante esaurimento dei rimedi interni (art. 35 CEDU), confidando sulla generosa tolleranza spesso mostrata dalla Corte EDU; altro possibile rimedio volto a potenziare l'effettività della tutela CEDU sono le misure cautelari che la Corte EDU "raccomanda" allo stato convenuto prima che il giudizio dinanzi a Strasburgo abbia inizio. L'articolo esplora anche altri strumenti informali che possono conferire alla tutela della CEDU maggiore effettività a livello nazionale. La riflessione conclusiva è però dubitativa: il rischio è che un potenziamento dell'effettività interna della CEDU comporti anche una eccessiva riduzione del margine d'apprezzamento degli stati per porre rimedio alla violazione di questo o quel diritto e, dunque, spinga la Corte EDU a un maggior self-restraint. Rimedi giurisdizionali troppo forti, in altre parole, potrebbero ridurre l'ambito delle questioni giustiziabili a Strasburgo.

La Cedu e il dilemma dell'effettività

GUAZZAROTTI, Andrea
2012

Abstract

Negli ultimi anni il tema dlel'effettività della CEDU a livello nazionale è divenuto scottante anche per effetto della compresenza della Carta dei diritti fondamentali dell'UE: i giudici nazionali stanno chiaramente tentando di strumentalizzare la Carta di Nizza al fine di far ricorso alle prerogative del diritto dell'UE (primato, effetti diretti, rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia) anche per l'applicazione del diritto CEDU e a prescindere dai limiti competenziali chiaramente fissati nell'art. 51 della Carta di Nizza. Il fenomeno è rivelatore del disagio causato nei giudici dal doppio standard di tutela dei diritti: i diritti economici (le libertà fondamentali del TFUE) appaiono meglio attrezzati di quelli civili , politici e sociali. Una possibile risposta a tale discrasia è quella di avere diretto accesso a Strasburgo da parte del ricorrente senza dover procedere al defatigante esaurimento dei rimedi interni (art. 35 CEDU), confidando sulla generosa tolleranza spesso mostrata dalla Corte EDU; altro possibile rimedio volto a potenziare l'effettività della tutela CEDU sono le misure cautelari che la Corte EDU "raccomanda" allo stato convenuto prima che il giudizio dinanzi a Strasburgo abbia inizio. L'articolo esplora anche altri strumenti informali che possono conferire alla tutela della CEDU maggiore effettività a livello nazionale. La riflessione conclusiva è però dubitativa: il rischio è che un potenziamento dell'effettività interna della CEDU comporti anche una eccessiva riduzione del margine d'apprezzamento degli stati per porre rimedio alla violazione di questo o quel diritto e, dunque, spinga la Corte EDU a un maggior self-restraint. Rimedi giurisdizionali troppo forti, in altre parole, potrebbero ridurre l'ambito delle questioni giustiziabili a Strasburgo.
Guazzarotti, Andrea
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