Il bisogno di pervenire ad una compiuta definizione del concetto di interesse ad impugnare si avverte fortemente non appena si cerchi di mettere ordine nella moltitudine di pronunce giurisprudenziali che vi fanno ricorso, ora per negare, ora per aprire la via a gradi ulteriori di giudizio. È difficile riconoscere un filo rosso nell’incalzante sovrapporsi delle decisioni in materia e nemmeno è agevole ravvisare punti fermi capaci di fornire parametri affidabili nello svolgimento del vaglio di ammissibilità imperniato sull’esistenza del requisito. Principio immanente, motore di ogni attività processuale, spinta interna delle iniziative di parte, l’interesse potrebbe ritenersi – come è accaduto – elemento scontato della meccanica del procedere, essendone tanto evidente la necessità da sembrare superflua ogni puntualizzazione normativa a riguardo. Da quando la clausola ha fatto ingresso nel nostro panorama legislativo, dapprima nell’ambito della procedura civile e poi in quello della procedura penale, si è generato il problema di pervenire ad una compiuta nozione di interesse processuale. La questione è stata da subito all’origine di fratture interpretative e scontri fra visioni contrapposte. Sino alla metà del secolo scorso le riflessioni in argomento conobbero un vivace sviluppo, al quale è seguito un lungo silenzio. Il dato lascerebbe pensare che gli esiti raggiunti si siano rivelati alfine esaurienti e capaci di penetrare l’essenza di questa peculiare condizione di ammissibilità. Ma l’impressione risulta smentita non appena si volga lo sguardo all’orizzonte della prassi applicativa. Le incertezze su questo profilo si manifestano con frequenza sorprendente, come dimostrano i ripetuti interventi delle sezioni unite, chiamate a dirimere sempre nuovi contrasti intorno all’esistenza del presupposto. Le inquietudini della giurisprudenza dimostrano che il problema dell’interesse è ben lontano dall’aver trovato un definitivo assestamento; e lasciano scorgere il rischio di possibili disparità nell’accesso ai gradi superiori di giudizio. La persistente ambiguità del concetto, motivo di perduranti oscillazioni, è probabilmente da addebitare ad una struttura d’analisi incompiuta, che conduce ad una visione soltanto parziale del fenomeno. Su questa premessa, questo studio intende costruire un nuovo modello d’indagine, capace di adattarsi alla moltitudine dei casi concreti e di orientare nella decisione sulla ricevibilità dell’impugnazione. Dopo aver dato conto del tradizionale paradigma di ragionamento in materia, se ne individueranno i limiti e le lacune e si cercherà di integrarli con i tasselli mancanti. Si comincerà con il delineare i passaggi in cui si articola il vaglio in punto di interesse: i fattori che lo compongono, gli elementi di cui tener conto, l’ordine logico delle verifiche e la regola decisoria che deve guidare la diagnosi di ammissibilità o inammissibilità. Occorrerà poi soffermarsi sugli effettivi criteri adottati dalla giurisprudenza per selezionare le sollecitazioni delle parti e che si fondano su una serie di attributi qualificanti il concetto di interesse. Il modo d’operare di questi caratteri verrà vagliato con riguardo ai singoli titolati ad impugnare e ai diversi provvedimenti impugnabili, in modo da verificare la loro valenza generalizzata e la capacità, che ne deriva, di fungere da autentico criterio discretivo per le sorti del gravame. Nel procedere a questa analisi, si darà conto di come la clausola sull’interesse abbia una speciale attitudine ad entrare in costante rapporto con gli altri istituti su cui si erge il nostro sistema delle impugnazioni: le articolazioni della potestà di critica, la natura delle censure avanzabili e il controllo sulla loro fondatezza, i vincoli ai poteri decisori del giudice e le sue prerogative officiose, la possibile coesistenza di impugnazioni principali ed incidentali. Si cercherà pertanto di soffermarsi su queste interferenze e questi intrecci, così da calare l’analisi sulla condizione di ammissibilità nel complesso reticolo della disciplina dei rimedi avverso i provvedimenti del giudice penale.

L'interesse ad impugnare nel processo penale

CARNEVALE, Stefania
2012

Abstract

Il bisogno di pervenire ad una compiuta definizione del concetto di interesse ad impugnare si avverte fortemente non appena si cerchi di mettere ordine nella moltitudine di pronunce giurisprudenziali che vi fanno ricorso, ora per negare, ora per aprire la via a gradi ulteriori di giudizio. È difficile riconoscere un filo rosso nell’incalzante sovrapporsi delle decisioni in materia e nemmeno è agevole ravvisare punti fermi capaci di fornire parametri affidabili nello svolgimento del vaglio di ammissibilità imperniato sull’esistenza del requisito. Principio immanente, motore di ogni attività processuale, spinta interna delle iniziative di parte, l’interesse potrebbe ritenersi – come è accaduto – elemento scontato della meccanica del procedere, essendone tanto evidente la necessità da sembrare superflua ogni puntualizzazione normativa a riguardo. Da quando la clausola ha fatto ingresso nel nostro panorama legislativo, dapprima nell’ambito della procedura civile e poi in quello della procedura penale, si è generato il problema di pervenire ad una compiuta nozione di interesse processuale. La questione è stata da subito all’origine di fratture interpretative e scontri fra visioni contrapposte. Sino alla metà del secolo scorso le riflessioni in argomento conobbero un vivace sviluppo, al quale è seguito un lungo silenzio. Il dato lascerebbe pensare che gli esiti raggiunti si siano rivelati alfine esaurienti e capaci di penetrare l’essenza di questa peculiare condizione di ammissibilità. Ma l’impressione risulta smentita non appena si volga lo sguardo all’orizzonte della prassi applicativa. Le incertezze su questo profilo si manifestano con frequenza sorprendente, come dimostrano i ripetuti interventi delle sezioni unite, chiamate a dirimere sempre nuovi contrasti intorno all’esistenza del presupposto. Le inquietudini della giurisprudenza dimostrano che il problema dell’interesse è ben lontano dall’aver trovato un definitivo assestamento; e lasciano scorgere il rischio di possibili disparità nell’accesso ai gradi superiori di giudizio. La persistente ambiguità del concetto, motivo di perduranti oscillazioni, è probabilmente da addebitare ad una struttura d’analisi incompiuta, che conduce ad una visione soltanto parziale del fenomeno. Su questa premessa, questo studio intende costruire un nuovo modello d’indagine, capace di adattarsi alla moltitudine dei casi concreti e di orientare nella decisione sulla ricevibilità dell’impugnazione. Dopo aver dato conto del tradizionale paradigma di ragionamento in materia, se ne individueranno i limiti e le lacune e si cercherà di integrarli con i tasselli mancanti. Si comincerà con il delineare i passaggi in cui si articola il vaglio in punto di interesse: i fattori che lo compongono, gli elementi di cui tener conto, l’ordine logico delle verifiche e la regola decisoria che deve guidare la diagnosi di ammissibilità o inammissibilità. Occorrerà poi soffermarsi sugli effettivi criteri adottati dalla giurisprudenza per selezionare le sollecitazioni delle parti e che si fondano su una serie di attributi qualificanti il concetto di interesse. Il modo d’operare di questi caratteri verrà vagliato con riguardo ai singoli titolati ad impugnare e ai diversi provvedimenti impugnabili, in modo da verificare la loro valenza generalizzata e la capacità, che ne deriva, di fungere da autentico criterio discretivo per le sorti del gravame. Nel procedere a questa analisi, si darà conto di come la clausola sull’interesse abbia una speciale attitudine ad entrare in costante rapporto con gli altri istituti su cui si erge il nostro sistema delle impugnazioni: le articolazioni della potestà di critica, la natura delle censure avanzabili e il controllo sulla loro fondatezza, i vincoli ai poteri decisori del giudice e le sue prerogative officiose, la possibile coesistenza di impugnazioni principali ed incidentali. Si cercherà pertanto di soffermarsi su queste interferenze e questi intrecci, così da calare l’analisi sulla condizione di ammissibilità nel complesso reticolo della disciplina dei rimedi avverso i provvedimenti del giudice penale.
9788834839218
Processo penale; Impugnazioni; Ammissibilità; Interesse ad impugnare
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/1736098
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