Dal 2007, con l’evidenza della crisi del settore delle costruzioni e dell’industria immobiliare, il bisogno (soprattutto speculativo) di espandere le città e di occupare territorio non è più percorribili. Tutto rema contro: il grande invenduto (costruito spesso male), il ridotto potere di acquisto delle persone reali, il rischio che nessuno vuole correre (e meno che meno l’impresa spesso indebitata) e la scarsa fiducia nei modelli urbani. Pensare che tutto possa ricominciare come prima finita la crisi è un’utopia. Un’utopia maggiore di quella che può apparire definire finalmente una strategia diffusa di recupero e rigenerazione urbana, capace di innescare un nuovo ciclo di crescita senza crescita. E non stiamo parlando delle società frugali immaginate da Latouche, quanto piuttosto di riattivare un’importante e strategica filiera produttiva della nostra Nazione attraverso una fondamentale inversione di rotta, che possa ri_indirizzare la domanda e rigenerare l’offerta. La proposta che delineo nei cinque punti che seguono nasce all’interno della Piattaforma Costruzioni della Rete Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna, di cui sono responsabile scientifico, il cui ruolo mi mette ogni giorno di fronte ad una realtà complessa e difficile ma anche molto stimolante per il cambiamento potenziale che si può attuare. Durante il SAIE 2011 a Bologna la Piattaforma costruzioni ha lanciato gli “Stati Generali delle 5R”, chiamando a raccolta contributi disciplinari diversificati e complementari, nella prospettiva di ricostruire la complessità del tema, con l’obiettivo di identificare gli incentivi necessari al superamento della condizione corrente: economia, finanza, politiche normative e cultura del progetto sono chiamate per offrire stimoli e sollecitazioni all’alimentazione di un dibattito capace di proiettare una nuova luce sul tema del riutilizzo del patrimonio esistente.

5 R 1_Rigenerazione 2_Riqualificazione 3_Riuso 4_Recupero 5_Ricerca

BALZANI, Marcello
2012

Abstract

Dal 2007, con l’evidenza della crisi del settore delle costruzioni e dell’industria immobiliare, il bisogno (soprattutto speculativo) di espandere le città e di occupare territorio non è più percorribili. Tutto rema contro: il grande invenduto (costruito spesso male), il ridotto potere di acquisto delle persone reali, il rischio che nessuno vuole correre (e meno che meno l’impresa spesso indebitata) e la scarsa fiducia nei modelli urbani. Pensare che tutto possa ricominciare come prima finita la crisi è un’utopia. Un’utopia maggiore di quella che può apparire definire finalmente una strategia diffusa di recupero e rigenerazione urbana, capace di innescare un nuovo ciclo di crescita senza crescita. E non stiamo parlando delle società frugali immaginate da Latouche, quanto piuttosto di riattivare un’importante e strategica filiera produttiva della nostra Nazione attraverso una fondamentale inversione di rotta, che possa ri_indirizzare la domanda e rigenerare l’offerta. La proposta che delineo nei cinque punti che seguono nasce all’interno della Piattaforma Costruzioni della Rete Alta Tecnologia della Regione Emilia-Romagna, di cui sono responsabile scientifico, il cui ruolo mi mette ogni giorno di fronte ad una realtà complessa e difficile ma anche molto stimolante per il cambiamento potenziale che si può attuare. Durante il SAIE 2011 a Bologna la Piattaforma costruzioni ha lanciato gli “Stati Generali delle 5R”, chiamando a raccolta contributi disciplinari diversificati e complementari, nella prospettiva di ricostruire la complessità del tema, con l’obiettivo di identificare gli incentivi necessari al superamento della condizione corrente: economia, finanza, politiche normative e cultura del progetto sono chiamate per offrire stimoli e sollecitazioni all’alimentazione di un dibattito capace di proiettare una nuova luce sul tema del riutilizzo del patrimonio esistente.
Balzani, Marcello
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