La scarsità di siti mesolitici con date radiocarbonio nel territorio bellunese e nella media-bassa valle del Piave non fornisce riferimenti per un confronto con Casera Lissandri 17. Allo stato attuale delle ricerche, gli elementi di valutazione più idonei sono forniti dalle serie dei ripari sottoroccia della conca di Trento, Romagnano III, Pradestel e Vatte di Zambana. Osservando l’assetto degli insiemi litici di Romagnano III e in particolare della sequenza sauveterriana, si riscontrano affinità tipologiche con Casera Lissandri 17 sia a carico degli strumenti ritoccati che delle armature. Oltre ai grattatoi su lama segnaliamo la presenza di schegge ritoccate, di bulini e dell’unico coltello a dorso mentre per quanto riguarda le armature, il loro assetto tipologico attribuirebbe il sito al Sauveterriano medio-superiore, precisato alla fase superiore dalla data 14C. Da rilevare la composizione strutturale dell’insieme litico, dove il netto prevalere delle armature sugli strumenti comuni permette di riferire Casera Lissandri 17 a un sito funzionalmente specializzato verso le pratiche di apprestamento delle armature connesse con le attività venatorie, sulla base del modello proposto per il Mesolitico delle Dolomiti. Le modalità dell’occupazione antropica sono quindi da assimilare a quelle di un campo a carattere stagionale, similmente al limitrofo sito di Casera Lissandri I, ma distinto da quest’ultimo per le caratteristiche sopra enunciate. Lissandri 17 si configurerebbe dunque come una stazione legata principalmente alla produzione e alla preparazione delle armi per le battute di caccia sull’altopiano. D’altro lato, i pochi strumenti formali e la rarità di tracce ben sviluppate su di essi, come sui prodotti del débitage, indicano che le attività di trasformazione erano piuttosto limitate, in quanto lavori di breve durata o occasionali. Una simile organizzazione funzionale dell’insediamento è già stata evidenziata per il Mesolitico antico e può essere messa in relazione con un sistema di occupazione fortemente integrato dal punto di vista funzionale, in cui attività complementari o segmenti di catene operative di acquisizione e trasformazione delle risorse erano condotte in aree diverse. I numerosi siti del versante di Lissandri potrebbero indicare proprio un’occupazione ripetuta ed articolata di un’area dal raggio relativamente ampio, sfruttata dai cacciatori mesolitici per soddisfare le diverse necessità attraverso un frazionamento spaziale delle attività. Gli studi previsti in futuro, che comporteranno l’analisi della distribuzione spaziale dei reperti litici, l’analisi tecnologica, petroarcheologica e funzionale, consentiranno di dettagliare ulteriormente l’interpretazione di questo insediamento. Le informazioni così acquisite potranno fornire nuovi dati sulla frequentazione mesolitica dei territori montani con particolare riguardo all’area prealpina, aprendo ulteriori prospettive di ricerca sui rapporti con l’area settentrionale specificatamente alla gestione e alla circolazione di alcuni materiali litici.

Primi dati sul sito di Casera Lissandri 17 (Altopiano del Cansiglio) e sull’industria mesolitica in selce e cristallo di rocca.

PERESANI, Marco;ZIGGIOTTI, Sara
2007

Abstract

La scarsità di siti mesolitici con date radiocarbonio nel territorio bellunese e nella media-bassa valle del Piave non fornisce riferimenti per un confronto con Casera Lissandri 17. Allo stato attuale delle ricerche, gli elementi di valutazione più idonei sono forniti dalle serie dei ripari sottoroccia della conca di Trento, Romagnano III, Pradestel e Vatte di Zambana. Osservando l’assetto degli insiemi litici di Romagnano III e in particolare della sequenza sauveterriana, si riscontrano affinità tipologiche con Casera Lissandri 17 sia a carico degli strumenti ritoccati che delle armature. Oltre ai grattatoi su lama segnaliamo la presenza di schegge ritoccate, di bulini e dell’unico coltello a dorso mentre per quanto riguarda le armature, il loro assetto tipologico attribuirebbe il sito al Sauveterriano medio-superiore, precisato alla fase superiore dalla data 14C. Da rilevare la composizione strutturale dell’insieme litico, dove il netto prevalere delle armature sugli strumenti comuni permette di riferire Casera Lissandri 17 a un sito funzionalmente specializzato verso le pratiche di apprestamento delle armature connesse con le attività venatorie, sulla base del modello proposto per il Mesolitico delle Dolomiti. Le modalità dell’occupazione antropica sono quindi da assimilare a quelle di un campo a carattere stagionale, similmente al limitrofo sito di Casera Lissandri I, ma distinto da quest’ultimo per le caratteristiche sopra enunciate. Lissandri 17 si configurerebbe dunque come una stazione legata principalmente alla produzione e alla preparazione delle armi per le battute di caccia sull’altopiano. D’altro lato, i pochi strumenti formali e la rarità di tracce ben sviluppate su di essi, come sui prodotti del débitage, indicano che le attività di trasformazione erano piuttosto limitate, in quanto lavori di breve durata o occasionali. Una simile organizzazione funzionale dell’insediamento è già stata evidenziata per il Mesolitico antico e può essere messa in relazione con un sistema di occupazione fortemente integrato dal punto di vista funzionale, in cui attività complementari o segmenti di catene operative di acquisizione e trasformazione delle risorse erano condotte in aree diverse. I numerosi siti del versante di Lissandri potrebbero indicare proprio un’occupazione ripetuta ed articolata di un’area dal raggio relativamente ampio, sfruttata dai cacciatori mesolitici per soddisfare le diverse necessità attraverso un frazionamento spaziale delle attività. Gli studi previsti in futuro, che comporteranno l’analisi della distribuzione spaziale dei reperti litici, l’analisi tecnologica, petroarcheologica e funzionale, consentiranno di dettagliare ulteriormente l’interpretazione di questo insediamento. Le informazioni così acquisite potranno fornire nuovi dati sulla frequentazione mesolitica dei territori montani con particolare riguardo all’area prealpina, aprendo ulteriori prospettive di ricerca sui rapporti con l’area settentrionale specificatamente alla gestione e alla circolazione di alcuni materiali litici.
2007
Peresani, Marco; Ferrari, S.; Ziggiotti, Sara
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/1527356
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