È largamente accettato che la fascia costiera nord-mediterranea comprende alcune tra le regioni chiave per ricostruire le vicende incentrate attorno al limite Paleolitico medio – Paleolitico superiore e alla diffusione degli uomini anatomicamente moderni in Europa. L’attraversamento di questa cruciale soglia bio-culturale comportò un insieme di processi connessi con la biogeografia degli ultimi neandertaliani e la rapida diffusione del Proto-Aurignaziano e dell’Aurignaziano, dando origine a un variegato scenario dove alcuni complessi culturali documentano l’ultima, marcata evoluzione dei nostri estinti “cugini” nell’intervallo 50-30 ky B.P. Questo periodo conobbe una “fioritura” di quelli che vengono oramai considerati dei comportamenti “moderni”, emergersi in vari luoghi da realtà locali. Tra le evidenze più intriganti si ricordano la distribuzione finitima di alcuni di questi complessi culturali come l’Uluzziano, o la discussa ritardata occupazione del sud-est iberico da parte di Homo sapiens. Il ruolo delle penisole, definito dalla loro geografia “vincolante” e dalla distribuzione critica delle risorse alimentari con tracciati bene definiti e relativamente isolati estremi, emerge con forza a supportare l’esame di presupposte migrazioni, rifugi e possibili interazioni tra popolazioni. In questo contributo, gli autori valutano i vari fattori e le relative dinamiche che possono essere intervenuti nel fenomeno in esame, considerandone le implicazioni genetiche, biogeografiche cronologiche, non supportate da evidenze che attestano contatti, scambi o relazioni tra musteriani, aurignaziani e uluzziani, nè interstratificazioni tra diversi livelli culturali.

Cronologia, biogeografia e dinamiche culturali attorno alla più antica diffusione di Homo sapiens nel sud dell’Europa

PERESANI, Marco;GURIOLI, Fabio
2008

Abstract

È largamente accettato che la fascia costiera nord-mediterranea comprende alcune tra le regioni chiave per ricostruire le vicende incentrate attorno al limite Paleolitico medio – Paleolitico superiore e alla diffusione degli uomini anatomicamente moderni in Europa. L’attraversamento di questa cruciale soglia bio-culturale comportò un insieme di processi connessi con la biogeografia degli ultimi neandertaliani e la rapida diffusione del Proto-Aurignaziano e dell’Aurignaziano, dando origine a un variegato scenario dove alcuni complessi culturali documentano l’ultima, marcata evoluzione dei nostri estinti “cugini” nell’intervallo 50-30 ky B.P. Questo periodo conobbe una “fioritura” di quelli che vengono oramai considerati dei comportamenti “moderni”, emergersi in vari luoghi da realtà locali. Tra le evidenze più intriganti si ricordano la distribuzione finitima di alcuni di questi complessi culturali come l’Uluzziano, o la discussa ritardata occupazione del sud-est iberico da parte di Homo sapiens. Il ruolo delle penisole, definito dalla loro geografia “vincolante” e dalla distribuzione critica delle risorse alimentari con tracciati bene definiti e relativamente isolati estremi, emerge con forza a supportare l’esame di presupposte migrazioni, rifugi e possibili interazioni tra popolazioni. In questo contributo, gli autori valutano i vari fattori e le relative dinamiche che possono essere intervenuti nel fenomeno in esame, considerandone le implicazioni genetiche, biogeografiche cronologiche, non supportate da evidenze che attestano contatti, scambi o relazioni tra musteriani, aurignaziani e uluzziani, nè interstratificazioni tra diversi livelli culturali.
2008
Homo Neanderthalensis; Homo sapiens; Europa; cultura
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