Negli ultimi anni sono stati condotti molti studi sul monitoraggio di composti emergenti (inclusi i farmaci e i prodotti per l’igiene personale, spesso indicati con l’acronimo PPCPs) nelle acque superficiali e reflue urbane. Si tratta quasi sempre di composti non regolamentati, presenti nelle acque reflue in concentrazioni dell’ordine del ng/L-mg/L. Gli ospedali rappresentato una delle più importanti sorgenti puntuali di composti farmaceutici. I loro reflui derivano dagli scarichi di cucine, lavanderie, mense, toilettes, laboratori analisi, ambulatori, reparti di degenza, centri di trasfusione.... I farmaci somministrati ai pazienti sono solo in parte assimilati dal loro corpo: una percentuale variabile fra 5 e 95 % viene escreta prevalentemente con le urine come composto non modificato o come metabolita. Le concentrazioni delle sostanze attive dei farmaci sono risultate nei reflui grezzi ospedalieri di gran lunga maggiori a quelle misurate nei reflui urbani grezzi: fino a 100 volte superiori per certe categorie di farmaci, quali gli antibiotici. Molti dei composti ricercati sono risultati essere recalcitranti, quindi difficilmente rimovibili. I reflui ospedalieri sono tuttavia spesso considerati assimilabili agli urbani, ossia caratterizzati dalla stessa natura inquinante. Immessi in pubblica fognatura, sono inviati all’impianto di trattamento municipale per essere cotrattati con i reflui urbani. Questi impianti sono stati concepiti e successivamente sottoposti ad interventi di upgrading con lo scopo di rimuovere principalmente i composti del C, N e P: inquinanti che regolarmente arrivano in concentrazione dell’ordine dei mg/L. Risultano pertanto poco efficaci nella rimozione dei composti farmaceutici, presenti in concentrazioni molto inferiori e in taluni casi composti scarsamente rimossi per via biologica e chimica nei sistemi convenzionali. La presente memoria riporta i risultati di uno studio in corso presso il gruppo di ricerca in Ingegneria Sanitaria e Ambientale di Ferrara sul trattamento e trattabilità dei reflui ospedalieri. Diversi aspetti sono trattati: (i) dapprima vengono analizzate le differenze fra reflui urbani e ospedalieri in termini dei principali inquinanti convenzionali (regolamentati dalla normativa in vigore) e dei più comuni composti farmaceutici, (ii) poi sono illustrate le diverse strategie nella gestione dei reflui ospedalieri (trattamenti dedicati, combinati, on site e off site), (iii) successivamente indicati i trattamenti più promettenti per la rimozione dei composti farmaceutici e (iv) infine discusse le indicazioni fornite dal nostro gruppo di ricerca a ATO6 Ferrara, Hera Ferrara USL Ferrara, Direzione medica dell’Ospedale S. Anna di Ferrara che hanno portato alla realizzazione dell’impianto di trattamento dei reflui ospedalieri del nuovo complesso ospedaliero di Ferrara (900 posti letto), impianto che è stato inaugurato nel luglio scorso.

Trattamenti appropriati per i reflui ospedalieri: il caso di studio del nuovo Polo ospedaliero di Ferrara (900 posti letti).

VERLICCHI, Paola;MASOTTI, Luigi;
In corso di stampa

Abstract

Negli ultimi anni sono stati condotti molti studi sul monitoraggio di composti emergenti (inclusi i farmaci e i prodotti per l’igiene personale, spesso indicati con l’acronimo PPCPs) nelle acque superficiali e reflue urbane. Si tratta quasi sempre di composti non regolamentati, presenti nelle acque reflue in concentrazioni dell’ordine del ng/L-mg/L. Gli ospedali rappresentato una delle più importanti sorgenti puntuali di composti farmaceutici. I loro reflui derivano dagli scarichi di cucine, lavanderie, mense, toilettes, laboratori analisi, ambulatori, reparti di degenza, centri di trasfusione.... I farmaci somministrati ai pazienti sono solo in parte assimilati dal loro corpo: una percentuale variabile fra 5 e 95 % viene escreta prevalentemente con le urine come composto non modificato o come metabolita. Le concentrazioni delle sostanze attive dei farmaci sono risultate nei reflui grezzi ospedalieri di gran lunga maggiori a quelle misurate nei reflui urbani grezzi: fino a 100 volte superiori per certe categorie di farmaci, quali gli antibiotici. Molti dei composti ricercati sono risultati essere recalcitranti, quindi difficilmente rimovibili. I reflui ospedalieri sono tuttavia spesso considerati assimilabili agli urbani, ossia caratterizzati dalla stessa natura inquinante. Immessi in pubblica fognatura, sono inviati all’impianto di trattamento municipale per essere cotrattati con i reflui urbani. Questi impianti sono stati concepiti e successivamente sottoposti ad interventi di upgrading con lo scopo di rimuovere principalmente i composti del C, N e P: inquinanti che regolarmente arrivano in concentrazione dell’ordine dei mg/L. Risultano pertanto poco efficaci nella rimozione dei composti farmaceutici, presenti in concentrazioni molto inferiori e in taluni casi composti scarsamente rimossi per via biologica e chimica nei sistemi convenzionali. La presente memoria riporta i risultati di uno studio in corso presso il gruppo di ricerca in Ingegneria Sanitaria e Ambientale di Ferrara sul trattamento e trattabilità dei reflui ospedalieri. Diversi aspetti sono trattati: (i) dapprima vengono analizzate le differenze fra reflui urbani e ospedalieri in termini dei principali inquinanti convenzionali (regolamentati dalla normativa in vigore) e dei più comuni composti farmaceutici, (ii) poi sono illustrate le diverse strategie nella gestione dei reflui ospedalieri (trattamenti dedicati, combinati, on site e off site), (iii) successivamente indicati i trattamenti più promettenti per la rimozione dei composti farmaceutici e (iv) infine discusse le indicazioni fornite dal nostro gruppo di ricerca a ATO6 Ferrara, Hera Ferrara USL Ferrara, Direzione medica dell’Ospedale S. Anna di Ferrara che hanno portato alla realizzazione dell’impianto di trattamento dei reflui ospedalieri del nuovo complesso ospedaliero di Ferrara (900 posti letto), impianto che è stato inaugurato nel luglio scorso.
In corso di stampa
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