Negli ultimi quindici anni i paesi del sud est asiatico hanno fatto regi-strare i più alti tassi di crescita a livello internazionale; se a questi paesi aggiungiamo il Giappone, Taiwan, la Corea del sud, e più recentemente la Cina abbiamo l'immagine di un mondo intero in movimento, ormai conso-lidato protagonista degli attuali scenari competitivi globali; l’importanza strategica di questo gruppo di paesi trova un ulteriore conferma, questa volta drammatica, nella recente crisi finanziaria che dal luglio 1997, par-tendo proprio da questa area, ha rapidamente coinvolto gran parte delle e-conomie di ogni emisfero, palesando la straordinaria complessità delle di-namiche generate da questo prolungato ed intensissimo processo di crescita economica. L’analisi del caso asiatico rimane oggi uno dei temi che più appassiona gli scienziati sociali occidentali ma quelle che fino a poco tempo fa sem-bravano ormai certezze acquisite, appaiono oggi ipotesi analitiche (positive e normative) irrimediabilmente indebolite. Solo qualche anno fa infatti la World Bank parlava di un vero e proprio East Asian miracle, sostenendo che fosse possibile promuovere sentieri di crescita e sviluppo sostenuti at-traverso la corretta implementazione di politiche liberiste, incentrate sull’attrazione degli investimenti esteri e fortemente export oriented, senza per altro preoccuparsi dell’impatto, del miracolo, sulle istituzioni e sulle strutture politiche e sociali esistenti. Le crisi finanziarie e le tensioni interne a molti di questi paesi fanno ri-flettere ma certo non cancellano gli straordinari risultati economici ottenuti da questi paesi; tuttavia detto questo, gli avvenimenti storici della seconda metà degli anni novanta spingono a riproporre l’interesse verso uno svilup-po più equilibrato, sia in termini di relazioni internazionali che di approc-cio alla crescita. Si sviluppa quindi un maggiore interesse verso la possibi-lità di sostenere meccanismi di sviluppo endogeno, in cui le imprese locali possano giocare un ruolo determinante, in una crescita comunque aperta. In questo contesto bisogna quindi riflettere sul processo di apertura e in-tegrazione dell'area asiatica pacifica, su quali sono le relazioni esistenti e possibili tra Europa e Asia, e quale ruolo possa avere una maggiore spinta verso scenari di sviluppo endogeno quanto più possibile sinergici e tran-sregionali.

Globalizzazione e politiche industriali in Estremo Oriente

DI TOMMASO, Marco Rodolfo;BIANCHI, Patrizio
2000

Abstract

Negli ultimi quindici anni i paesi del sud est asiatico hanno fatto regi-strare i più alti tassi di crescita a livello internazionale; se a questi paesi aggiungiamo il Giappone, Taiwan, la Corea del sud, e più recentemente la Cina abbiamo l'immagine di un mondo intero in movimento, ormai conso-lidato protagonista degli attuali scenari competitivi globali; l’importanza strategica di questo gruppo di paesi trova un ulteriore conferma, questa volta drammatica, nella recente crisi finanziaria che dal luglio 1997, par-tendo proprio da questa area, ha rapidamente coinvolto gran parte delle e-conomie di ogni emisfero, palesando la straordinaria complessità delle di-namiche generate da questo prolungato ed intensissimo processo di crescita economica. L’analisi del caso asiatico rimane oggi uno dei temi che più appassiona gli scienziati sociali occidentali ma quelle che fino a poco tempo fa sem-bravano ormai certezze acquisite, appaiono oggi ipotesi analitiche (positive e normative) irrimediabilmente indebolite. Solo qualche anno fa infatti la World Bank parlava di un vero e proprio East Asian miracle, sostenendo che fosse possibile promuovere sentieri di crescita e sviluppo sostenuti at-traverso la corretta implementazione di politiche liberiste, incentrate sull’attrazione degli investimenti esteri e fortemente export oriented, senza per altro preoccuparsi dell’impatto, del miracolo, sulle istituzioni e sulle strutture politiche e sociali esistenti. Le crisi finanziarie e le tensioni interne a molti di questi paesi fanno ri-flettere ma certo non cancellano gli straordinari risultati economici ottenuti da questi paesi; tuttavia detto questo, gli avvenimenti storici della seconda metà degli anni novanta spingono a riproporre l’interesse verso uno svilup-po più equilibrato, sia in termini di relazioni internazionali che di approc-cio alla crescita. Si sviluppa quindi un maggiore interesse verso la possibi-lità di sostenere meccanismi di sviluppo endogeno, in cui le imprese locali possano giocare un ruolo determinante, in una crescita comunque aperta. In questo contesto bisogna quindi riflettere sul processo di apertura e in-tegrazione dell'area asiatica pacifica, su quali sono le relazioni esistenti e possibili tra Europa e Asia, e quale ruolo possa avere una maggiore spinta verso scenari di sviluppo endogeno quanto più possibile sinergici e tran-sregionali.
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