La sepsi rappresenta un processo complesso in cui la iniziale risposta ad un agente patogeno è amplificata attraverso un ampio spettro di meccanismi fisiopatologici legati alla attivazione generalizzata ed alla espressione sistemica che coinvolge numerosi mediatori chimici e che può condurre a danno d’organo sistemico e, nei casi più gravi, a morte. In tal senso, la fisiopatologia della sepsi è stata, negli ultimi anni, profondamente rivisitata con la acquisizione di nuove conoscenze in merito alla natura complessa della sindrome e la introduzione di concetti quali “risposta infiammatoria sistemica ("systemic inflammatory response syndrome", SIRS), sepsi, sepsi severa e shock settico. La diagnosi di sepsi, nonostante il continuo affinamento delle metodiche diagnostiche, è sicuramente complessa per il clinico; ne è conferma la consistente discrepanza fra diagnosi clinica ed autoptica di sepsi che la letteratura da sempre riporta. I problemi per i clinici sono molteplici: dalle incertezze definitorie alla mancanza di markers affidabili e specifici cui confidare la diagnosi di sepsi, al sovrapporsi, nel paziente critico, di morbilità diverse che possono rendere ancora più difficile la definizione diagnostica della sepsi. Analoga è la rilevanza che la tematica in questione assume per il patologo forense il cui obiettivo principale ed ineludibile, nelle morti sepsi – legate, è quello di giungere ad una diagnosi post –mortem di sepsi certa ed oggettiva, passo questo preliminare ad ogni successiva valutazione sulla correttezza della diagnosi clinica e dei comportamenti sanitari ad essa legati. Dato che i reperti autoptici nei casi di morti dovute a sepsi sono, in genere, non specifici e, spesso, dubbi, tradizionalmente la diagnosi di morte da sepsi si è basata su dati circostanziali e sulla storia clinica, difficilmente raggiungendo quel grado di oggettiva affidabilità indispensabile ai fini medico legali. Proprio per tale motivo, nel corso degli ultimi anni, la attenzione della comunità scientifica dei patologi forensi si è indirizzata alla ricerca di elementi sempre più oggettivi su cui fondare la diagnosi post – mortem di sepsi. In questa operazione il contributo fornito dalle nuove metodiche, sia microscopiche che laboratoristiche, appare di fondamentale rilievo ed oramai non più relegabile ad ambiti di raffinata ed elitaria ricerca ma, necessariamente, trasferibile nella routine quotidiana del patologo forense ai fini di un corretto dispiegarsi della valutazione medico legale. Lo scopo del presente contributo è quello di focalizzare l’attenzione sul fenomeno sepsi nei suoi complessi meccanismi fisiopatologici per poi puntualizzare soffermarsi sulle metodologie, riviste e rivisitate proprio alla luce del novum conoscitivo sulla sepsi, di cui, oggi, il patologo forense dispone per la diagnosi post – mortem di shock settico.

Il patologo forense nella diagnosi di morte da shock settico: un impegno diagnostico laboratoristico sensibile agli attuali avanzamenti tecnologici.

NERI, Margherita;
2012

Abstract

La sepsi rappresenta un processo complesso in cui la iniziale risposta ad un agente patogeno è amplificata attraverso un ampio spettro di meccanismi fisiopatologici legati alla attivazione generalizzata ed alla espressione sistemica che coinvolge numerosi mediatori chimici e che può condurre a danno d’organo sistemico e, nei casi più gravi, a morte. In tal senso, la fisiopatologia della sepsi è stata, negli ultimi anni, profondamente rivisitata con la acquisizione di nuove conoscenze in merito alla natura complessa della sindrome e la introduzione di concetti quali “risposta infiammatoria sistemica ("systemic inflammatory response syndrome", SIRS), sepsi, sepsi severa e shock settico. La diagnosi di sepsi, nonostante il continuo affinamento delle metodiche diagnostiche, è sicuramente complessa per il clinico; ne è conferma la consistente discrepanza fra diagnosi clinica ed autoptica di sepsi che la letteratura da sempre riporta. I problemi per i clinici sono molteplici: dalle incertezze definitorie alla mancanza di markers affidabili e specifici cui confidare la diagnosi di sepsi, al sovrapporsi, nel paziente critico, di morbilità diverse che possono rendere ancora più difficile la definizione diagnostica della sepsi. Analoga è la rilevanza che la tematica in questione assume per il patologo forense il cui obiettivo principale ed ineludibile, nelle morti sepsi – legate, è quello di giungere ad una diagnosi post –mortem di sepsi certa ed oggettiva, passo questo preliminare ad ogni successiva valutazione sulla correttezza della diagnosi clinica e dei comportamenti sanitari ad essa legati. Dato che i reperti autoptici nei casi di morti dovute a sepsi sono, in genere, non specifici e, spesso, dubbi, tradizionalmente la diagnosi di morte da sepsi si è basata su dati circostanziali e sulla storia clinica, difficilmente raggiungendo quel grado di oggettiva affidabilità indispensabile ai fini medico legali. Proprio per tale motivo, nel corso degli ultimi anni, la attenzione della comunità scientifica dei patologi forensi si è indirizzata alla ricerca di elementi sempre più oggettivi su cui fondare la diagnosi post – mortem di sepsi. In questa operazione il contributo fornito dalle nuove metodiche, sia microscopiche che laboratoristiche, appare di fondamentale rilievo ed oramai non più relegabile ad ambiti di raffinata ed elitaria ricerca ma, necessariamente, trasferibile nella routine quotidiana del patologo forense ai fini di un corretto dispiegarsi della valutazione medico legale. Lo scopo del presente contributo è quello di focalizzare l’attenzione sul fenomeno sepsi nei suoi complessi meccanismi fisiopatologici per poi puntualizzare soffermarsi sulle metodologie, riviste e rivisitate proprio alla luce del novum conoscitivo sulla sepsi, di cui, oggi, il patologo forense dispone per la diagnosi post – mortem di shock settico.
Turillazzi, E.; Bello, S.; Cantatore, S.; De Carlo, D.; Neri, Margherita; Pomara, C.; Riezzo, I.; Fineschi, V.
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