Il colore è un elemento distintivo per un edificio, tale, da porlo in una condizione di contrasto con il paesaggio circostante, se assume una tinta particolarmente stridente, oppure da amalgamarlo con il genius loci in cui è inserito, se si coniuga in maniera adeguata con le caratteristiche cromatiche del contesto. Sia per le specificità delle forme progettuali identificate, sia nella globalità della scelte materiche, il nuovo Padiglione B del Salone Nautico di Genova si pone come un tentativo di interrelazione tra architettura e paesaggio. Nell’organismo architettonico, composto da volumi orizzontali, sovrapposti in un delicato gioco di sfalsamenti, sono le superfici ad assumere il ruolo preminente, superfici quasi dematerializzate, in cui le caratteristiche precipue dei materiali scolorano in virtù della forza modellante della luce e del risultante sistema di riflessi e trasparenze che ne consegue, superfici in cui il colore della materia muta a seconda dello stato luminoso dell’ambiente naturale o dello spazio architettonico. Le superfici orizzontali, la copertura esterna e i controsoffitti, diventano così piani riflettenti il paesaggio circostante, assumendo il colore e l’immagine degli elementi naturali. Il riflesso del mare sulle pannellature del controsoffitto di copertura muta la superficie cangiante dell’acciaio, il riverbero del cielo riproduce i subitanei cambiamenti atmosferici sulla superficie esterna della copertura. Le superfici verticali, per la prevalente presenza del materiale vetro, non si oppongono a questo effetto di contaminazione tra spazio architettonico e contesto naturale: di giorno l’immagine riflessa delle barche sulle vetrate colora dall’esterno l’interfaccia architettonica, dall’interno le grandi vetrate consentono una visuale a centottanta grandi sull’ingresso del porto e il vivace viavai di navi da carico e da crociera; di notte la forte illuminazione interna quasi fa scomparire la presenza degli infissi a favore di un accentuato effetto di annullamento materico. Nelle sue specificità compositive l’organismo architettonico si configura come un oggetto molto semplice, dove le forme progettuali sottolineano ancora di più il dialogo con il paesaggio marino circostante. L’atrio d’ingresso è concepito come una spina distributiva per le diverse attività: qui si trovano le reception e le biglietterie che si affacciano sul grande spazio a tutt’altezza, alto oltre 18 m da cui si possono percepire immediatamente i diversi livelli dell’edificio. L’accesso alle aree espositive avviene in maniera fluida, sia attraverso il sistema di scale mobili, sia attraverso la gradonata che scende dall’ingresso al livello espositivo inferiore; ciascun piano é gestibile in maniera combinata o separata, grazie ad un efficace sistema di collegamenti interni in grado di creare la possibilità di ospitare anche due o più mostre contemporaneamente. I due livelli espositivi, affacciati sul mare, si allungano il più possibile per sfruttare le caratteristiche del sito; come incastonato, il livello intermedio ospita ristoranti e sale polifunzionali. L’ampia copertura si allunga per 12 m oltre il filo della banchina, coinvolgendo, per gli effetti di buio e riflessione che crea, ciascuno dei sottostanti livelli dell’edificio. Questo segno architettonico diviene elemento di unificazione e articolazione dello spazio, coinvolgendo tutti i diversi ambienti dell’edificio: grazie alla protezione della copertura, il livello inferiore si estende idealmente verso lo spazio esterno della banchina e viceversa lo spazio di attracco delle barche trova il suo prolungamento ideale all’interno del padiglione fieristico, creando un grande spazio pubblico, una piazza lungo il porto. Questa condizione di contaminazione tra spazio portuale e spazio fieristico è stata possibile grazie ad una massiccia opera di sbancamento che ha portato l’edificio ad impostarsi a quota 0,90 m, in continuità quindi con il mare sul quale si affaccia, e non più a quota 5,50 m come originariamente si presentava. Le scelte compositive assecondano e accentuano così il dialogo tra contenitore architettonico e ambiente circostante, già concretizzato nella scelta materica dell’involucro materico e degli effetti di traslucenza che ne derivano.

Colore cangiante. Forme compositive e mutamenti della materia secondo le flessioni luminose

VANUCCI, Cristina
2010

Abstract

Il colore è un elemento distintivo per un edificio, tale, da porlo in una condizione di contrasto con il paesaggio circostante, se assume una tinta particolarmente stridente, oppure da amalgamarlo con il genius loci in cui è inserito, se si coniuga in maniera adeguata con le caratteristiche cromatiche del contesto. Sia per le specificità delle forme progettuali identificate, sia nella globalità della scelte materiche, il nuovo Padiglione B del Salone Nautico di Genova si pone come un tentativo di interrelazione tra architettura e paesaggio. Nell’organismo architettonico, composto da volumi orizzontali, sovrapposti in un delicato gioco di sfalsamenti, sono le superfici ad assumere il ruolo preminente, superfici quasi dematerializzate, in cui le caratteristiche precipue dei materiali scolorano in virtù della forza modellante della luce e del risultante sistema di riflessi e trasparenze che ne consegue, superfici in cui il colore della materia muta a seconda dello stato luminoso dell’ambiente naturale o dello spazio architettonico. Le superfici orizzontali, la copertura esterna e i controsoffitti, diventano così piani riflettenti il paesaggio circostante, assumendo il colore e l’immagine degli elementi naturali. Il riflesso del mare sulle pannellature del controsoffitto di copertura muta la superficie cangiante dell’acciaio, il riverbero del cielo riproduce i subitanei cambiamenti atmosferici sulla superficie esterna della copertura. Le superfici verticali, per la prevalente presenza del materiale vetro, non si oppongono a questo effetto di contaminazione tra spazio architettonico e contesto naturale: di giorno l’immagine riflessa delle barche sulle vetrate colora dall’esterno l’interfaccia architettonica, dall’interno le grandi vetrate consentono una visuale a centottanta grandi sull’ingresso del porto e il vivace viavai di navi da carico e da crociera; di notte la forte illuminazione interna quasi fa scomparire la presenza degli infissi a favore di un accentuato effetto di annullamento materico. Nelle sue specificità compositive l’organismo architettonico si configura come un oggetto molto semplice, dove le forme progettuali sottolineano ancora di più il dialogo con il paesaggio marino circostante. L’atrio d’ingresso è concepito come una spina distributiva per le diverse attività: qui si trovano le reception e le biglietterie che si affacciano sul grande spazio a tutt’altezza, alto oltre 18 m da cui si possono percepire immediatamente i diversi livelli dell’edificio. L’accesso alle aree espositive avviene in maniera fluida, sia attraverso il sistema di scale mobili, sia attraverso la gradonata che scende dall’ingresso al livello espositivo inferiore; ciascun piano é gestibile in maniera combinata o separata, grazie ad un efficace sistema di collegamenti interni in grado di creare la possibilità di ospitare anche due o più mostre contemporaneamente. I due livelli espositivi, affacciati sul mare, si allungano il più possibile per sfruttare le caratteristiche del sito; come incastonato, il livello intermedio ospita ristoranti e sale polifunzionali. L’ampia copertura si allunga per 12 m oltre il filo della banchina, coinvolgendo, per gli effetti di buio e riflessione che crea, ciascuno dei sottostanti livelli dell’edificio. Questo segno architettonico diviene elemento di unificazione e articolazione dello spazio, coinvolgendo tutti i diversi ambienti dell’edificio: grazie alla protezione della copertura, il livello inferiore si estende idealmente verso lo spazio esterno della banchina e viceversa lo spazio di attracco delle barche trova il suo prolungamento ideale all’interno del padiglione fieristico, creando un grande spazio pubblico, una piazza lungo il porto. Questa condizione di contaminazione tra spazio portuale e spazio fieristico è stata possibile grazie ad una massiccia opera di sbancamento che ha portato l’edificio ad impostarsi a quota 0,90 m, in continuità quindi con il mare sul quale si affaccia, e non più a quota 5,50 m come originariamente si presentava. Le scelte compositive assecondano e accentuano così il dialogo tra contenitore architettonico e ambiente circostante, già concretizzato nella scelta materica dell’involucro materico e degli effetti di traslucenza che ne derivano.
2010
Vanucci, Cristina
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11392/1397416
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